Putin e la ricostruzione della grande Russia

El’cin costrinse Gorbacev  a sciogliere il partito comunista di fronte alle telecamere il 24 agosto 1991. Il partito era il collante ideologico legittimante lo Stato e la struttura funzionale dell’URSS. A prevalere sarà il patto della Comunità degli Stati indipendenti firmato nella foresta di Belovenska, l’8 dicembre 1991.

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La famosa diretta TV: El’cin intima a Gorbacev di leggere i nomi dei responsabili del Golpe comunista nell’Agosto 1991

Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di stato degli Stati Uniti durante le presidenze di Richard Nixon e di Gerald Ford tra il 1969 e il 1977, affermò in un incontro con Putin:

<< non capisco perché Gorbacev ha fatto tutto questo >>

Putin rimase deluso da quanto accaduto. La caduta dell’URSS causò il manifestarsi di nuovi nazionalismi, che causarono diverse aree di contesa geopolitica:

  • Paesi Baltici
  • Nargorno Karabach (conteso fra Armenia e Azerbaigian)
  • Transnistria (area russofona contro la Moldavia)
  • Abcasia e Ossezia del Sud (contro la Georgia)
  • Crimea (oggi russa)
  • Cecenia

La crisi costituzionale del 1993, nel frattempo, dilaniò Mosca. La Casa Bianca a Mosca, sede del Soviet Supremo, era di nuovo teatro di un altro tentativo di colpe dopo quello del Comitato degli otto golpisti nell’ Agosto 1991. La crisi costituzionale del 1993 si trattò del dissidio politico fra il Presidente russo e il Parlamento russo che si risolse con l’uso della forza militare. Le relazioni fra il presidente ed il parlamento si deteriorarono.

La crisi costituzionale ebbe il suo acme il 21 settembre 1993, quando Boris Nikolaevič El’cin decise di sciogliere la legislatura (il Congresso dei Deputati del Popolo ed il suo Soviet Supremo), anche se il presidente non aveva la facoltà di sciogliere il parlamento (il Soviet Supremo) secondo la costituzione. El’cin utilizzò i risultati del referendum di aprile 1993 per giustificare le proprie azioni. Il Soviet Supremo reagì e dichiarò la decisione presidenziale nulla. Pertanto El’cin fu posto sotto accuso e il Soviet Supremo proclamò il vice presidente Aleksandr Ruckoj presidente in carica.

In questo secondo putch morirono 250 persone dopo che alcuni dissidenti avevano occupato anche la stazione televisiva Ostankino. Ma i restanti “golpisti” ricevettero un’amnistia. La nuova classe dirigente dopo il crollo dell’URSS non è sicuramente una “nuova classe dirigente”. El’cin, Gajdar, Cubajs e Cernomyrdin erano il riciclo delle seconde e terze file della dirigenza comunista brezneviana. C’era profonda continuità politica con l’era sovietica.

Come è possibile non ricordare il passato sovietico per i russi? Come si ricorda Stalin? Questo è un grosso problema anche per la Russia di Putin.

Altro problema mai risolto da El’cin sono gli Oligarchi. Erano giovani brillanti e cinici, cresciuti nel Komsomol. Il governo Gajdar-Cubajs sotto la presidenza di El’cin permise la privatizzazione delle imprese di Stato inviando ad ogni cittadino dei buoni pari a 10.000 rubli con cui comprare azioni societari. Questi uomini oligarchi ne accumularono tantissimi: Roman Abramovic, Boris Berezovskij, Vladimir Gusinskij, Michail Chodorkovskij, Vladimir Potanin, Oleg Deripaska.

Privatizzando in modo cannibale colossi industriali energetici o importanti stazioni televisive, misero in fretta i loro guadagni all’interno delle banche straniere o ne crearono in modo da salvare i loro  guadagni. La Russia di El’cin era allo sfascio economico e non riusciva a pagare gli stipendi e dovette ricorrere ai loro capitali. Gli Oligarchi condizionavano scelte politiche fino a pagare le elezioni presidenziali dello stesso El’cin. Erano spregiudicati uomini di affare che si ritenevano i grandi elettori del presidente, specialmente Berezovskij che entrò a far parte della Comunità degli Stati indipendenti e gli permetteva di avere accesso al Cremlino.

Tutti i precedenti nazionalismi descritti non si scatenarono prima del crollo dell’URSS in maniera così latente. Il partito comunista rappresentava un enorme deterrente o collante ideologico per queste comunità. Ad esempio Nikita Krusciov e Leonid Breznev erano al Cremlino pur essendo ucraini. I processi di “state dismantelling” caratteristici dell’apertura democratica di Gorbaciov scatenarono lo smantellamento dell’URSS. Dopo la sua dissoluzione ogni paese sorto introiettava queste destabilizzazioni etniche all’ interno dei nuovi stati.

In Russia si scatenò il conflitto ceceno, qui nell’estate del 1991 Dudaev dichiaro il Soviet locale come unico capo supremo della regione. Questo avrebbe potuto contagiare anche le altre repubbliche vicine. El’cin partì all’attacco nel 1993. Ma la guerra di un neo Stato democratico era molto scomoda rispetto al passato autoritarismo sovietico.

Molte mamme dei soldati scesero in piazza per far riportare a casa i propri giovani. Quando la guerra si rivelò infruttuosa fu inviato Lebed, generale di carriera. Egli coltivava ambizioni politiche prontamente represse dagli Oligarchi di El’cin. L’ultimo mandato di El’cin fu un continuo declino. Anche i governatori degli oblast russi assunsero sempre più potere e la Cecenia era una miscela esplosiva di criminalità e fondamentalismo religioso misto a indipendentismo. Molti rimpiangevano il ricordo sovietico. Il punto più basso fu il crollo della borsa di Mosca, il 27 maggio 1998, seguita dalla bancarotta dell’agosto 1998.

Ma perché la scelta della successione di El’cin ricadeva su Putin?

Il KGB, gli ex servizi segreti dell’Unione sovietica, erano una delle poche colonne del “tempio sovietico”, era l’unico comparto statale ad avere un forte senso patriottico. Inoltre Putin era stato un collaboratore di Sobcak, sindaco di Leningrado o della ribattezza San Pietroburgo dopo il 1991.Putin scalò presto le gerarchie divenendo vicecapo dell’amministrazione del presidente El’cin.

Putin durante gli eventi del crollo di URSS, operava nella sezione di Dresda del KGB. Qui in quei concitati momenti della fine della Repubblica Democratica Tedesca bruciò tutti i documenti. Era intento a bruciare tutti i documenti di quella sezione, aspettando gli da Mosca ma Mosca taceva. Rispetto a questo Putin afferma:

<< Ebbi la sensazione che il Paese non esistesse più, che fosse scomparso. Era evidente: l’Unione era malata, era addirittura un malato terminale senza speranza di cura: la paralisi del potere >>

Lo stesso Putin si rendeva conto che un controllo mantenuto grazie a dei muri era impossibile a durare.

La crisi del 1998 fu salvato grazie agli introiti del petrolio e al suo rincaro dei prezzi. Il 9 agosto 199 El’cin nominò Putin come primo ministro e alla fine di dicembre Elc’in lo designò come suo successore. Il suo concorrente Primakov pensava che l’elezione di Putin fosse stata una scelta voluta dagli oligarchi in modo che potessero continuare le proprie manovre economiche senza essere disturbati dal fisco, ma Putin reagì, partendo dalla Cecenia innanzitutto.

Quando era ancora primo ministro, Putin reagì a numerosi atti terroristici. Tutti accusarono questi atti: da Boris Berezovskij (uno degli oligarchi) al senatore John McCain, da Aleksandr Litvinenko fino alla giornalista russa Anna Politkovskaja, che continuava a denunciare la violazione dei diritti umani in questo conflitto. La Polikovskja fu uccisa il 7 ottobre 2006 e Litvinenko fu avvelenato con il polonio il 23 novembre dello stesso anno. Litvinenko era un ex membro KGB e aveva ottenuto la cittadinanza britannica. I servizi russi dimostrarono di essere in grado di “punirlo”. La seconda era rea di aver denunciato il conflitto.

Altri eventi cardine furono l’attentato il 23 ottobre 2002 a Dubrovka in cui morirono 186 persone. Quello  che è rimasto più impresso nella memoria fu la strage degli innocenti della scuola di Beslan 1° Settembre 2004. Morirono 186 bambini su 300 morti.

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Teatro di Dubrovska, 23-26 Ottobre 2002
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La Strage di Beslan, 1-3 Settembre 2004

Ma c’era ancora da sgominare gli oligarchi. Putin lo fece convocando gli oligarchi al Cremlino. Avrebbero potuto gestire i loro affari ma dovevano pagare le tasse e smettere di manipolare i mezzi di informazione. Gli oligarchi avevano ottenuto un enorme patrimonio grazie ai voucher svalutati di Cubajs e creato banche per conservare i profitti delle esportazioni. Inoltre favorivano amici e gestivano i loro interessi orientando i mezzi di informazione. Qualcuno cedette alle pressioni di Putin, però, altri cercarono di resistere.

Gusinskij era un banchiere, proprietario di imprese edili e di grandi mezzi di informazioni. Fuggì in Spagna e in Israele.

Berezovskij si trasferì a Londra sino al collasso della sua fortuna e al suo probabile suicidio.

Il magnate del petrolio Michail Chodorkovskij era uno dei magnati più cinici usciti dal Komsomol e dalle privatizzazioni di Cubajs. Egli acquisì molti pozzi petroliferi in Siberia e fondò una società la Yukos. Era divenuto il 16 uomo più ricco al mondo. Era il più illuminato e motivato uomini di affari ma ambiva a ruoli politici e civili di grande importanza. Addirittura aveva un partito personale in Parlamento e fatto da deputati dipendenti dai suoi  denari.

Il 25 ottobre 2003 era in Siberia quando il suo volo fece scalo a Novisibirsk. I servi segreti salirono a bordo e lo arrestarono. Fu processato a nove anni di prigionia in Siberia. Gli oligarchi erano stati dei pericolosi “boiardi contemporanei”. Chodorlovskij fu liberato nel 2013 grazie a Hans Dietrich Genscher, ex ministro della Repubblica Federale Tedesca. Un prigioniero in Siberia era un polo di aggregazione per dissidenti. Un prigioniero libero è dimenticato facilmente.

msl50031d_3d_russia_putin_khodorkovsky_1219_11RUSSIA: YUKOS; TRIBUNALE DECIDE SU ARRESTO KHODORKOVSKI

Mentre il processo che lo vede protagonista si concluderà nell’agosto 2005 con la sentenza di nove anni di carcere (ridotti successivamente ad otto in sede di appello), la sua compagnia verrà avviata inesorabilmente allo sfacelo: per ripagare i debiti verso il fisco, Yukos metterà all’asta la sua controllata Yuganskneftegaz (pari ad oltre il 60% del valore totale della holding) nel dicembre 2004, che attraverso un giro di compravendite poco trasparenti durate qualche giorno finirà nelle proprietà dell’azienda pubblica petrolifera Rosneft.

Le restanti quote dell’azienda verranno suddivise in una ventina di lotti e vendute tramite aste nel periodo marzo-agosto 2007: anche in questo caso la stragrande maggioranza delle proprietà appartenute a Yukos verranno acquisite da Rosneft. Nell’autunno 2007 le vicende legate alla compagnia petrolifera appartenuta a Chodorkovskij si concluderanno con la cancellazione dell’azienda dal Registro delle imprese di Mosca ed a metà dicembre il sito http://www.yukos.com verrà cancellato dai server.

I “boiardi” erano i governatori degli oblast. Questi trattenevano il gettito delle imposte locali. Il presidente russo li sostituì nominando dei prefetti celti dal Cremlino quando la società civile discuteva degli eventi della 2° Guerra Cecena. Lo Stato Russo necessitava di un forte consenso popolare. Questo consenso si dimostrò tale in questi momenti cruciali. Qui Putin dimostrò autorità e fermezza. L’opinione pubblica approvò le sue soluzioni. La massa approvava le sue scelte. La Russia ha un forte coloritura patriottico e apprezza un leader che vuole riconquistare prestigio internazionale. Gorbacev, infatti, era considerato il “distruttore dell’URSS”.

Altro tema principale fu la morte di Boris El’cin, il 23 aprile 2007. Questo evento è molto connesso alla religione. Gli furono tributati onori solenni anche se era stato un pessimo capo di stato. Egli si definiva un “atea ortodosso”. La sua salma fu esposta nella chiesa di Cristo Salvatore fatta esplodere da Stalin nel 1931. El’cin aveva ridato “libertà” ai russi e ai credenti.

Ma la libertà di culto era stata promossa durante gli anni della perestroijka. Nel settembre 1987 ci fu la liberazione di tutti i detenuti per motivi religiosi. Nel 1988 il Patriarcato fu autorizzato a celebrare il millesimo anniversario della cristianizzazione della Rus’ di Kiev nella Lavra della Trinità di Sergio. Uno dei più venerati monasteri russi a 70 km da Mosca. Addirittura nel dicembre 1989 la Chiesa romana ottenne la possibilità di apertura di 4 amministrazioni apostoliche e furono restituiti i beni degli uniati assegnati da Stalin agli ortodossi.

Una delle ultime leggi dell’URSS garantiva il “diritto di professare qualsiasi religione o di non professarne alcuna”. El’cin offrì a tutte le confessioni la stessa libertà. La Chiesa ortodossa riconquistava la sua libertà ma non il monopolio. Ma nel 1997 la Chiesa ortodossa ottenne il suo evidente primato costituzionale.

Customers walk past a shop with Russian matryoshka dolls decorated with portraits of Lenin, Stalin and Putin  at a market in the centre of St.Petersburg

Putin ha rafforzato il ruolo della Chiesa cattolica e “recita” il ruolo del russo devoto. Bacia croce, presenzia in chiesa e ha un “padre spirituale personale”. Putin sembra manipolare il sentimento religioso, che ricorda in alcuni tratti Stalin, quando il “Generalissimo” aveva richiamato nell’ annuncio della Grande Guerra Patriottica contro Hitler non i valori del bolscevismo ma i valori della “rodina”, esortando alla patria e alla fede. Lenin all’inizio trattò la chiesa con straordinaria durezza. Stalin dovette ricorrere a strumentalizzare la religione in modo che ci fosse un solido collante a sorreggere l’URSS.

Gorbacev e El’cin non recitarono mai la parte del devoto poiché nacquero ideologicamente nel contesto sovietico. Per Putin la devozione è necessaria per realizzare fini ideologici e legami politici.

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Reliquia piede di Sant’Andrea

Altro elemento importante è che la reliquia del piede dell’apostolo Andrea nel 2003 percorse nel suo itinerario russo città come San Pietroburgo, Vladivostok, Murmansk e Sebastopoli. Sant’ Andrea era il “protokletos” ovvero il “primo chiamato”. Tutto ciò significava contendere a Roma il primato ecclesiastico di Pietro. L’evento era il ritorno dell’apostolo nelle terre slave dove aveva predicato. Ricordiamoci che Pietro il Grande volle che Andrea insieme a Nicola divenisse il santo protettore del suo paese. Il Simbolo del Santo, la croce ad X, divenne il simbolo della Marina Imperiale. Anche il sigillo di San Pietroburgo (due ancore in forma di L) richiamano il sigillo della Santa Sede. Pietro era “europeo” e la sua città sarebbe stata una “grande finestra” aperta sull’Europa. Nel disegno di Pietro il Grande la Russia era l’unica legittima erede di Bisanzio e Mosca sarebbe stata la “terza Roma” secondo la formula del monaco Filofej, presente in una lettera indirizzata a Basilio III Granduca di Moscovia agli inizi del XVI secolo.

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La bandiera di Sant’Andrea fu adottata dall’Armata Bianca durante la guerra civile del 18-21. Fu ammainata nel 1924 quando la Francia riconobbe l’URSS. Putin si è riappropriato di questo simbolo. L’ordine del Santo Apostolo Andrea è la principale decorazione di Stato.

L’icona bizantina della nostra Signora Kazan riapparve sul mercato antiquario occidentale e fu donata a Giovanni Paolo II. Egli voleva restituirla alla Chiesa ortodossa in modo da fare il tanto sognato viaggio pastorale desiderato. Ma sarebbe stato Putin ad accoglierlo, questa fu la risposta del Cremlino. La restituzione dell’icona avvenne nel 2004. La consegna al patriarca di Mosca fu affidata al cardinale arcivescovo di Vienna.

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Altro evento cruciale per la memoria russa è il “periodo dei torbidi”, anni di anarchia governativa e bellica fino all’incoronazione nel 1613. Mosca fu occupata nel 1612 dagli invasori polacchi ma in città si innescò una rivoluzione guidata dal principe, Dmitrij Pozarskij, e dal macellaio, Kozma Minin. La rivolta nazional-popolare mandò in rotta i polacchi. Il monumento in figura li rappresenta e fu posto nella Piazza Rossa dopo gli eventi della “campagna di Russia” di Napoleone ovvero per i russi nella guerra patriottica. Vi rimase addirittura in periodo sovietico. Questo evento è raccontato nel Boris Godunov di Puskin. La data dell’insurrezione anti-polacca è divenuta la festa nazionale della Repubblica russa. La Russia non celebra più la Rivoluzione d’Ottobre. La data dell’insurrezione anti-polacca cade in novembre e le celebrazioni si tengono sulla Piazza Rossa vicino al mausoleo di Lenin.

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Il problema della laboriosa ricostruzione della storia russa è Stalin, il “meraviglioso Georgiano” secondo Lenin. Come ricordare la collettivizzazione, la dekulakizzazione, l’holomodor (carestia ucraina), le deportazioni amministrative, il Grande Terrore, il trattamento dei reduci di guerra, l’assenza del dissenso e i Gulag?

Sacharov, il grande fisico e premio nobel della pace, tento di rieducare la cultura russa su questi avvenimenti, specialmente i Gulag. Ma dissolvendosi l’URSS prevalse la prudenza collettiva anche perché molti aguzzini erano spesse volte i vicini della porta accanto. Molti pensavano sufficiente la destalinizzazione di Krusciov.

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Vladimir Putin pronuncia un discorso a Mosca in occasione del 60º anniversario della fine della Seconda Guerra mondiale

Il ricordo a cui Putin mira a legittimare è senz’altro la Grande Guerra Patriottica. È un modo per dare continuità della storia russa come un bene nazionale senza rotture e lacerazioni. Senza la memoria di Stalin sarebbe difficile rivendicare i meriti della seconda guerra mondiale. La parziale riabilitazione di Stalin è da intendersi solo in questo verso in cui la storia russa non può escludere la seconda guerra mondiale.

Con gli Zar la Russia si è identificata come la “terza Roma”, ovvero. l’unificatrice delle popolazioni slave. Con i bolscevichi la Russia è divenuta apostolo del culto messianico dell’avvento del comunismo nel mondo.

Secondo Caadaev (1794-1856) vi è un elemento precipuo per la Storia russa indicante la grandezza politica e intellettuale, ossia, il fattore geografico. A quel tempo la Russia dominava l’Ucraina, parte della Polonia, Baltico, Mar Nero, Caucaso, Caspio, Steppa kirghisa, Turkestan. La vera storia russa è l’instancabile avanzata attraverso i grandi spazi dell’Europa orientale e dell’Asia. Lo spazio ha forgiato istituzioni, cultura politica, aggressività e paura in politica estera. La Russia è ereditaria di numerosi imperi. Ha assorbito e usato i caratteri dei popoli conquistati. Per guidare un così grande paese c’è bisogno di un’ideologia. Qual è quella di Putin? In occasione del tradizionale discorso presidenziale all’Assemblea federale del Parlamento nella sala di San Giorgio al Cremlino,disse che le sorti della Russia dipendeva “dalla volontà della nazione, dalla sua energia interiore”. A questo proposito citò Lev Gumilev parlando di “pasionarnost”: la capacità di accettare il cambiamento e di andare avanti. Lev Gumilev era sto ospite dei gulag sovietici. Era figlio di Nikolaj Gumilev e Anna Achmatova, due famosi intellettuali degli anni 1920. Il padre morì fucilato nel 1921, accusato di aver ordito un complotto contro Lenin. La madre resisterà anche al periodo del Grande Terrore. Ma Lev Gumilev fu deportato nei Gulag a causa dell’ascesa nel partito di Andrej Zdanov. Lev conia “pasionarnost” proprio vedendo i suoi compagni detenuti morire o patire per le sofferenze.

Pasionarnost sembra indicare la virtù del popolo russo: la capacità di sopportare, soffrire, sacrificare. Lev Gumilev dopo la morte di Stalin si dedicò a studi antropologici delle popolazioni nomadiche che occuparono lo spazio russo. È qui che nuovamente ripresenta il termine “pasionarnost”. Era la ripresa del cosiddetto “euroasiatismo”. Il principale esponente è Nikolaj Trubeckoj. Altro famoso pensatore durante il periodo sovietico, anche se visse all’estero, fu Nikolaj Berdjaev. Egli ometteva in evidenze le storiche originalità della Russia, il suo grande spazio, le forti radici religiose, le influenze asiatiche, lo spirito di sacrificio della popolazione. Il governo bolscevico era scavato nel solco della storia passata ossia sacrificare gli interessi del popolo per mantenere il potere e organizzare lo stato sovietico.

<< L’ottica del conservatorismo non impedisce il movimento in avanti verso l’alto, ma impedisce il movimento all’indietro verso il basso >>

Queste sono parole di Berdjaev, riprese da Putin. Ma secondo lo storico britannico, Geoffrey Hosking, il giorno in cui la Russia avesse bisogno di avere più stretti rapporti con l’Occidente, queste teorie euroasiatiche sarebbero riposte in un ripostiglio.

Per quanto riguarda la questione Ucraina, Nikita Chruscev aveva donato la penisola all’Ucraina per festeggiare il terzo centenario con cui i cosacchi divennero vassalli dell’Impero zarista. Kucma e El’cin sapevano che la Crimea era il punto più delicato e pericoloso. L’Ucraina è davvero una “bomba etnica”: il nord-occidente è nazionalista ucraino, invece, le province orientali sono legate economicamente e linguisticamente alla Russia. Infatti i principali  candidati alla successione di Kucma erano Viktor Janukovic e Viktor Juscenko. Il primo è russo fono e russofilo e aveva una base elettorale nelle province orientali; il secondo, uomo politico era più “occidentale” e sensibile al nazionalismo ucraino.

Juscenko e Janukovic non raggiunsero il quorum del 50 % nella prima votazione. La seconda votazione si concluse con la vittoria di Janukovic. Ma gli osservatori internazionali dell’ OSCE denunciò le irregolarità delle votazioni e la rivoluzione colorata ebbe inizio.

Molte personalità europee e americane fecero la loro apparizione in piazza Maidan: Henry Kissinger, Zbigniew Brezinski, Lech Walesa. La Corte Suprema ucraina annullò i risultati e Juscenko vinse con il 52 % e divenne presidente dell’Ucraina il 10 gennaio 2005. Questa sembrò a Putin un’inammissibile invasione di campo.

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Timoshenko e Juscenko
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Rivoluzione Arancione

Si voleva impedire alla Russia di esercitare la propria influenza in un paese che apparteneva alla sua storia politica e religiosa? Si voleva atrarre l’Ucraina nell’are atlantica? Gli Stati Uniti approfittarono del Vertice Atlantico di Bucarest per includere l’Ucraina e la Georgia nella Nato.

Anche la Georgia fu il teatro di un’altra rivoluzione colorata, la “rivoluzione delle rose”. Lo storico ministro degli Esteri di Gorbacev, Eduard Sevardnadze, vinse le elezioni del 2003. Ma i risultati furono contestati e Mikhail Saakashvili in un movimento di piazza si impadronì del Parlamento. Saakashvili aveva compiuto i suoi studi alla Columbia University e conosciuto il senatore John McCain. Voleva spostare l’orbita del paese da russa a quella occidentale.

Il problema era di nuovo Stalin, perché aveva disegnato con la “matita rosso-blu” i confini interni dello Stato sovietico. Ogni repubblica aveva, accanto alla nazionalità dominante, una nazionalità minore, legata da rapporti di fratellanza o cuginanza con il territorio confinante di un’altra repubblica. Stalin evitava che la nazionalità dominante di ogni repubblica divenne troppo potente. In Ucraina erano presenti le regioni russofone dela Crimea e del Donbass. Nella Moldavia romena vi era la Transnistria. In Azerbaigian l’enclave armena del Nagorno-Karabach.  Nella Georgia vi era l’Abchazia e l’Ossezia del Sud. La famiglia di Stalin era osseta.

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Rivoluzione delle Rose in Georgia

Nella notte fra il 7 e l’8 agosto 2008 Saakashvili occupò l’Ossezia del Sud ma la casa Bianca non si mosse e non dette l’aiuto sperato. L’esercito russo entrò in azione e in poche ore arrivò a Gorì, città dove era nato Stalin. Intervenne Nicolas Sarkozy in veste di presidente dell’Unione Europea. La Russia il 26 Agosto rispose con il riconoscimento delle due repubbliche separatiste, l’Abchazia e l’Ossezia. La Russia aveva cambiato politica rispetto al mantenimento dei confini internazionali che aveva promesso di rispettare dopo la dissoluzione dell’URSS.

Agli inizi degli anni 200 sembrava che le relazioni di Putin con alcuni leader europei erano molto cordiali. Addirittura vi fu un incontro con Germania, Russia e Francia nel 750° anniversario di Konisberg o Kaliningrad. Nel 2008 la Francia e la Russia conclusero un accordo di un 1 miliardo e 200 milioni di euro rispetto alla costruzioni di navi da battaglia. Le relazioni erano già peggiorate quando l’Alleanza Atlantica allargava i suoi membri nei vecchi confini dell’Unione Sovietica. Nel 1999 entrarono a far parte della NATO sia Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Nel 2004 la Bulgaria, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, la Romania, la Slovacchia, la Slovenia; nel 2009 l’Albania e la Croazia.

Nel 1972 URSS e USA aveva siglato il SALT ovvero “impedire la capacità di penetrazione missilistica”. Gli USA all’ indomani dell’11 settembre non avrebbero rinnovato il trattato. Il mondo era cambiato. Gli USA si sarebbero difesi con nuove basi antimissilistiche. Il principale nemico era visto l’Iran. La principale base europea sarebbe stata la Polonia con un grande radar nella Repubblica Ceca. La seconda base sarebbe stata posta in Romania. Putin offrì l’uso di un radar russo in Azerbaigian ma gli americani non accettarono. I missili sono l’arma meno efficace contro il terrorismo.

Obama Holds Bilateral Meeting With Russian President Putin At UN

Il “resetting” dell’amministrazione di Obama con la Russia di Putin cercò di ridimensionare il programma per l’installazione di basi antimissilistiche in Europa centrale e nella penisola balcanica. I polacchi delusi continuarono il programma ma modificandolo con missili di medio e corto raggio.

Grandi tensioni sorsero con il Magnitskij Act. Era una legge approvata dal Congresso: si negava il visto americano a un gruppo di funzionari russi fino quando il governo russo non avesse condotto scrupolose analisi dopo la morte di Magnitskij. Magnitiskij era accusato di frodi fiscali. Era in carcere da un anno e soffriva di pancreatite acute ed è morte nella sua cella. La morte sembrava avvolta dal mistero. La Russia reagì all’atto firmato dagli USA annunciando che la Russia non avrebbe concesso visti di ingresso a 18 americani che violavano i diritti umani, fa cui Dick Cheney, vicepresidente sotto la presidenza di Bush. Il Magnitskij Act è una clamorosa interferenza di uno stato negli affari di un altro. Gli USA ancora non hanno sottoscritto il trattato penale internazionali. I cittadini americani possono rispondere solo a una corte di giustizia americana. Insomma è partita una guerra di sospetti che ben si è evidenziata con la seconda crisi ucraina.

Al possibile ingresso dell’Ucraina con l’Unione Europea, la Russia ha sottoscritto insieme a Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghighistan la cosiddetta Unione Economica Eurasiatica (UEE). L’Ucraina era davvero necessaria per creare uno spazio euroasiatico simile alle inziiali dimensioni dell’URSS. Legarsi alla Nato significherebbe legare al patto atlantico un terra slava di solito vicina alla Russia per vincoli storici e religiosi.

In Ucraina era presente da sempre un forte sentimento nazionalistico. Nel 2013 era presidente legittimo Viktor Janukovic, esponente russofono con forte bacino elettorale nell’Ucraina orientale e nelle regioni russofone del Donbass. Nel dicembre del 2013 accettò 15 miliardi di dollari e il 30 % di sconto dal gas di Putin in modo che l’Ucraina non firmasse per l’UE. Era l’inizio dell’Euromaidan, il governo questa volta rispose con l’uso della polizia. La folla era guidata da un bellicoso partito nazionalista (il Pravij Sektor) e gli appoggi dell’Occidente. Janukovic scese a compromesso con i ribelli. Sarebbero state liberate le parse arrestate e annunciò nuove elezioni. Questo accordo fu firmato anche dai ministri esteri della Francia, Germania, Polonia e Russia. Ma l’accordo non fu rispettato e ci fu un colpo di Stato e l’opposizione radicale prese il potere. Il conflitto in Ucraina è dettato dal fatto di scegliere fra Unione Europea oppure Unione Economica Euroasiatica.

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Piazza Maidan a Kiev, Ucraina, 2014
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Pravij Sektor

Putin e la sua macchina propagandistica definirono il colpo di Stato della Rada ucraina come fascista. Il Pravij Sektor era effettivamente un corpo armato, di destra nazionalista e costituitosi durante la 2° Guerra Ucraina. Quando l’Ucraina era ritornata nell’URSS dopo la 2° Guerra Mondiale molti militanti si diedero alla macchia, fra questi il controverso “patriota” ucraino Stepan Andrijevic Bandera. Aveva combattuto con i tedeschi e contro di loro e anche contro i sovietici. Egli ricevette popolarità quando dichiarò la nascita di uno Stato ucraino indipendente e alleato della Germania nel 1941. Dopo la 2° Guerra Mondiale visse a monaco di Baviera poi ucciso nell’Ottobre 1959 da un agente KGB. Per Putin il Pravij Sektor era di nuovo una forza “fascista”.

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Il nuovo governo ucraino di Arsenij Jacenjuk abrogò una legge sulle minoranze linguistiche, voluta da Janukovic nel 2012. La legge prevedeva la tutela delle minoranze linguistiche se il 10 % della popolazione parlasse in una regione un determinato idioma. Il russo divenne la lingua ufficiale in Crimea. La nuova egge fu una giustificazione perfetta per Putin in modo da annettere la Crimea. Il 16 marzo 2014 si firmò un referendum in Crimea se aderire o meno alla Russia. Ben il 97% votò a favore. L’UE e gli Stati Uniti protestarono per il mancato rispetto del Memorandum di Budapest con cui la Russia nel 1994 si impegnava nel rispetto dell’integrità delle repubbliche ex sovietiche. Ma il referendum della Crimea legittimava le vere posizioni del popolo, compreso Putin.

Il bacino del Don sotto Caterina II si chiamava Novorosija, ovvero, Nuova Russia. Oggi i territori indicati si auto-riconoscono come Stato federale della Nuova Russia. Doneck e Lugansk insorsero contro l’amministrazione ucraina e si proclamarono “repubbliche popolari”, il 7 e il 28 aprile 2014. Le repubbliche non erano riconosciute da Mosca ma ai militari dell’area si unirono molti volontari russi. La Russia inviava un serio messaggio con Donesk e Lugansk: Putin non avrebbe accettato l’incorporazione dell’Ucraina nella Nato. Gli accordi diplomatici di Minsk (settembre 2014 e febbraio 2015) si sono risolti nel non rispetto delle regole.

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Putin a Sebastopoli

Le successe sanzioni non hanno creato danni all’ economia russa piuttosto a quella europea. La “diaspora russa”, ovvero, le etnie russe sotto altri stati sovrani del blocco ex sovietico è davvero una questione rilevante per Putin. In Kazakistan sono il 23 % della popolazione, in Ucraina sono il 17 %. Sono anche consistenti nelle ostili Repubbliche del baltico 5,8 % in Lituania, il 24,6% in Estonia, il 26,2% in Lettonia. L’ostilità riguardava la brutalità con cui i sovietici, dopo il patto Molotov Von Ribbentrop, invasero i loro territori. I sovietici nei Paesi Baltici collettivizzarono, distrussero il dissenso, stroncarono la resistenza, deportarono la popolazione negli Urali e russificarono i tre paesi e molti russi si immigrarono nell’ area.

I Russi invece ricordano che la Lituania divenne un satellite tedesco dopo l’invasione tedesca dell’Operazione Barbarossa. I Lituani si diedero alla caccia di ebrei volontariamente per conto di Hitler e combatterono contro l’Armata rossa per la Wehrmacht. Anche alcuni estoni agirono così.

Mosca dopo la dissoluzione dell’URSS si rese conto che la sovranità e parte della memoria dei Paesi Baltici doveva essere rispettata. Quindi finirono in orbita USA. Ma la NATO aveva bisogno di riflettere se la migliore soluzione per l’Ucraina sarebbe stata la neutralità e non un’Ucraina neutrale o russa.

La Russia di Putin ha assunto una linea precisa: un sentito memoriale dei caduti sovietici nella seconda guerra mondiale. Quei monumenti sono intoccabili. I Baltici li vorrebbero eliminare, mentre, Putin lo confiderebbe un atto di lesa maestà. Con l’Estonia gli screzi sono frequenti. Con l’Estonia si è verificata anche una guerra cibernetica. Gli Estoni avevano rimosso una statua di un soldato sovietico da una piazza di Tallin. Gli hacker russi hanno colpito per tre settimane la presidenza, banche, imprese, redazioni. Oggi l’Estonia ha creato un deposito informatico nel Regno Unito.  Addirittura c’è stato uno scambio di agenti segreti catturati fra i due paesi.

Il distacco informatico con la Russia di Gorbacev è abissale. Nel dicembre 2015 gli hacker russi spensero addirittura una dozzina di centrali energetiche ucraine. Alcuni hanno messo in allerta il fatto che i Russi siano entrati negli archivi del Partito democratico per leggere la documentazione su Donald Trump. Quando si paralizza i servizi di un Paese con metodi informatici, queste sono prove di forza. Quando si saccheggia un archivio si compie un azione di pirateria! È un arma per ammonire anche il potenziale nemico. Gli americani non sono da meno. Edward Snowden era un tecnico della CIA ora è passato al culto della Verità. Altro caso è la posta elettronica di Hillary Clinton.

La dottrina russa in politica estera in questi ultimi anni si scontrava contro la Nato estesa ormai vicino alle sue frontiere. Gli alleati della Russia sarebbero i paesi della Comunità degli stati indipendenti, i paesi del Patto di Taskent e anche la Cina. La Russia ha ricorso alla militarizzazione e questo potrebbe esporre a una riduzione del consenso politico, ma la Crimea è stata sentita come un successo.

La questione siriana ha catapultato nuovamente la Russia nel grande contesto geopolitico, dopo che erano stati esclusi dalla questione della Jugoslavia negli anni 90′. I Russi hanno dimostrato di essere militarmente forti e abili e hanno dimostrato che non è possibile combattere lo Stato islamico senza la Russia.

sergio-romano

Sergio Romano commenta così:

Putin deve governare un enorme spazio geografico popolato da una moltitudine di gruppi nazionali e religiosi. Putin è il leader di un grande Paese che ha interessi legittimi e ambizioni comprensibili. Putin è responsabile di una potenza che è anche un tassello indispensabile per l’amministrazione di un mondo caotico e pericoloso. Possiamo deplorare molti aspetti del suo carattere e della sua politica. Ma vedo sempre meno persone in Occidente che abbiano il diritto di impartirgli lezioni di democrazia. […]

Mi chiedo: la democrazia è ancora un modello virtuoso che l’Europa delle democrazie malate e gli Stati Uniti delle sciagure avventure mediorientali e del nuovo razzismo hanno il diritto di proporre alla Russia? Dovremmo piuttosto chiederci se all’origine dell’autoritarismo di Putin non vi sia anche la pessima immagine che le democrazie stanno dando di se stesse.

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