SBS Intent

Allo status quo pochi metterebbero in dubbio l’importanza della scuola, come luogo di istruzione e confronto tra menti… Sicuramente la facciata aprioristica del concetto di insegnamento si inserisce in tale contesto, a nostro modesto avviso contestabile, ed è un gioco di parole ricercato, poiché l’impostazione dell’insegnamento ci vede omologati in un’unica ottica: da seduti, non ci resta che un solo punto di vista sull’esarcato della cultura. In una posizione subordinata, il rischio di incorrere in nefasti e sterili addestramenti è altissimo. Il tono polemico è incentrato sul metodo di trasmissione dell’erudizione.
Viviamo in un’epoca – frenocòmio, dove chi prova a risalire la china con le proprie forze è abbandonato a se stesso. Senza “conoscenze” risulta impossibile avere successo, e se alcune sono un privilegio ed il resto vengono imposte, l’unica soluzione potrebbe essere abbeverarsi presso una sorgente alternativa.
L’uomo assume da tempo il monito degli avi e quello che ci riproponiamo è una riscoperta di sani valori che smontino le convenzioni preconcette del radicato costume sociale. L’obiettivo comune è creare legami tra le varie sfumature di espressioni umane, una vasta gamma di emozioni interconnesse nell’univoca ricerca della libertà.

Prendendo spunto da un periodo storico come il Rinascimento italiano, in cui gli uomini di cultura erano consapevoli di un cambiamento in atto, ci impegneremo ad offrire uno sguardo sul mondo stimolante e contemporaneamente discreto. Seguiremo dunque, senza presunzione, i dettami della politica delle associazioni per una nuova educazione.
Noi oggi sfruttiamo diversi canali telematici, mentre a quel tempo la stampa a caratteri mobili divenne lo strumento di diffusione del sapere, trasformando anche la lettura da sacrale a muta. Dopo aver rispolverato i testi classici ci si accorse che quello doveva essere il modello di riferimento, basti pensare all’etimologia latina classis (di “prima classe”, tra cittadini, e perciò dotato di un grado di perfezione a cui ispirarsi). Era necessario svincolarsi dalla scuola universitaria. Un esempio calzante è Guarino da Verona, filologo insigne, che fu un grande educatore e nella sua accademia legò sempre le lettere alle scienze (1420). Il suo Contubernium era un colleggio – convitto dove gli esercizi fisici (passeggiate, nuoto, caccia, danza) si alternavano alle lezioni… Un latino al mattino ed un greco la sera, salendo sempre di livello. Un altro esempio di educatore umanista (presso i Gonzaga) è Vittorino da Feltre che, nella “Giocosa” (1423), offriva con piacevolezza un insegnamento che univa ricchi e poveri… Il genere umano era la sua famiglia.
Dunque nelle scuole umanistiche la formazione era intesa come armonia di mente e corpo, i classici venivano ascoltati nella voce viva di un’umanità schietta, libera da pregiudizi.
Per trasformare gli studi occorre creare uomini nuovi, capaci di reggere stati e città. Insegnare il mestiere di uomo viene prima di ogni disciplina. Gli studia humanitatis sono volti a formare una figura polivalente e duttile, che sa scavare a fondo, quindi sono fondamentali le artes sermocinales (o del trivio: grammatica, retorica, dialettica), perché sono le uniche in grado di restituire la libertà di spaziare e fare della parola un’arte, superando la nostalgia del cavaliere.
Perché non coniugare poesia e musica o associare un’immagine ad un pensiero!? È tutto opera dell’uomo. Perché dividere e esulare le materie!?
Questa chiave di lettura sarà anacronistica e cercheremo almeno di non essere fuori luogo.

Perché un dipinto romantico in copertina?
Il termine Rinascimento comincia a circolare solo in età romantica, a partire dal 1860, difatti la nomenclatura dei contemporanei, i quali parlavano di Rinascita prima, e Risorgimento poi, viene sostituita grazie allo storico e filosofo svizzero Jacob Burckhardt, anche esperto d’arte e amico di Nietzsche.
Il “Viandante sul mare di nebbia” (1818), realizzato da Caspar David Friedrich, è uno sguardo sull’ignoto e una riflessione sul futuro della condizione umana. Egli è prevalentemente un paesaggista, con una tonalità tendente al grigio, tipica del Nord, mette in evidenza la riscoperta delle proprie radici e ne cattura l’impronta idealistica con una forte precisione rappresentativa; infatti intende rivalutare il proprio territorio con opere intrise di significato morale e religioso… Il suo paesaggismo a sfondo etico apre la strada alla “filosofia della natura” di Schelling. Fedele alle leggi della simmetria, perché la natura è perfetta, tramite giochi di sfumature e luci la vede in chiave mistica, un aspetto molto presente nel romanticismo tedesco. La pittura del vero fa così della natura il veicolo del divino. In questa tendenza spirituale esplode la riproduzione degli effetti della natura sulla persona, si vede lo spirito della natura e la natura dell’uomo. Cambia l’idea del “bello”, relazionabile al sublime che tende e ha come meta il divino, legato alla personalità dell’uomo e alla natura. È l’artista che guarda oltre l’infinito dando le spalle all’osservatore, come invito a guardare oltre il quadro. La centralità dell’uomo sottolinea la sua solitudine nella grandezza della natura e nella meditazione conserva la sensibilità pura del fanciullo che con la sua voce non può trarci in inganno, perché secondo Friedrich <<l’arte può essere un gioco, ma è un gioco serio>>.
Penso all’Inneres Auge che porta alla luce quanto visto nella nebbia, perché all’infinito intorno a noi corrisponde un infinito interiore.

 

Angelo Borreca

One comment

  1. Un articolo erudito, per quanto non condivisibile, ma di grande cultura, che immagino ti sia fatto da solo, senza il benché minimo ausilio della scuola…
    Tuttavia l’idea che hai della scuola è antica e superata da decenni, nonostante quello che pensi. E trovo inoltre diverse contraddizioni nel tuo ragionamento. Innanzitutto la scuola, ahimé, non è quel luogo della trasmissione della cultura, benché alcuni insegnanti continuino eroicamente (e spesso in modo reazionario) a pensarla così. Da trent’anni l’attacco neoliberista alla scuola è andata avanti con la complicità politica di uomini del centrosinistra e di sindacati compiacenti come la CGIL. La radice del cambiamento sta tutta nelle riforme europee (ti consiglio di fare una ricerca in merito). Capirai che una delle parole chiave dei nuovi tempi non è “cultura”, ma è “competenza” (un “concetto” che viene dal mondo del mercato del lavoro).
    La contraddizione che io trovo nel tuo ragionamento sta nell’accusa alla forma della trasmissione culturale. Innanzitutto credo che non esista civiltà senza trasmissione culturale, fosse pure quella che insegna ad accendere un fuoco. Detto questo, è chiaro che la trasmissione non è ripetizione. Ricorderai sicuramente quella frase di Bernardo di Chartres che diceva noi essere nani sulle spalle dei giganti. Poi, prendendo ad esempio il Rinascimento, proprio gli artisti rinascimentali, e umanisti prima di loro, avevano condotto una lotta per la trasmissione culturale, un’altra, ovviamente, rispetto a quella medievale, andando a riprendere quella antica latina e greca. Due idee di cultura (e di trasmissione) si confrontarono al tempo. Questo modello umanistico è durato più o meno fino all’illuminismo, ovvero fino a quando sotto i colpi del romanticismo e della reazione quell’eredità è stata messa in discussione. E poi oltre, nel Novecento, sotto i colpi dell’avanguardia, tutto è stato messo in discussione ancora una volta.
    Oggi siamo di fronte a una situazione in cui la cultura non ha valore, se non come valore di mercato. Prova a vedere, per esempio, come l’Unione europea finanzia la ricerca umanistica con i suoi Programma Quadro e ti renderai conto che le percentuali sono da prefisso telefonico, nonostante il bel parlare di origini greche, cristiane ecc. dell’Europa.

    Però, nonostante tutto, hai ragione. Una ragione che forse va al di là della tua consapevolezza. Quel tipo di cultura alta a cui tu ti riferisci – e che fino a 50 anni fa era privilegio solo di alcuni – è davvero messa in discussione, proprio perché il capitalismo, soprattutto nella sua configurazione attuale, non sa che farsene. E se potesse, chiuderebbe le scuole (soprattutto pubbliche), e metterebbe nelle cantine tutta l’eredità umanistica. Forse il tuo nemico non è l’esarcato della cultura (che, davvero, non esiste), ma quello stato di cose presente che ha cancellato la necessità di ogni idea di cultura umanistica.
    Buona ricerca.

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