Riassunto Il Senso della Storia di Pietro Rossi (VI)

Capitolo undicesimo

L’avvento della società industriale

La rivoluzione industriale ha delle ampie conseguenze sia sul piano economico che sociale, sia europeo che extraeuropeo. La rivoluzione industriale determina la nascita del proletariato e lo stato inglese assurge a modello della modernizzazione. Il fenomeno economico più rilevante è l’affermazione del capitalismo, con Londra epicentro economico, e la società si tramuta in “società commerciale”. L’imprenditoria commerciale inglese si fonda su una produzione di prodotti a basso costo, sulla sostituzione della manodopera umana con quella meccanica e le condizioni politiche favoriscono tutto ciò. La riorganizzazione sociale sancisce un nuovo processo produttivo e una nuova relazione fra le classi sociali.

Saint-Simon si interessò al problema della riorganizzazione della società, la filosofia doveva svolgere un ruolo “organizzatore” diretta verso un’unione dei popoli sotto l’egida anglo-francese.

August Comte fu assertore di una filosofia “positiva” in contrapposizione ai valori negativi della rivoluzione, la società necessitava di una “riorganizzazione” in chiave industriale e produttiva. “L’industria è nemica della guerra”, dell’anarchia e della rivoluzione, la produzione addirittura si associa a ideali pacifisti sia dei confini interni che esterni. Questo è il compito della “filosofia positiva”.

La nuova organizzazione sociale si riconduce alla nozione di “società organica”: fra le componenti della società vi è un’armonia spontanea per Comte. Non è simile alla definizione organica romantica poiché non c’è continuità fra i fenomeni biologici e quelli sociali. La visione di Saint-Simon si fonda su un repertorio fisiologico diretto ad indagare la specie, anche Comte sostiene l’irriducibilità fisiologica però l’uomo nell’ambito politico è considerato parte di una comunità. La società organica è diretta verso la preservazione delle proprie credenze e all’unità morale dei propri intenti come azione collettiva.

  • Per Saint-Smon è possibile solo con l’unione del potere “industriale” o produttivo e la classe degli scienziati poisitivi
  • Per Comte l’armonia sociale è intellettuale e morale: è una nuova autorità morale condotta da una “scienza della società” e dal suo intellettualismo

I progetti di Saint Simon e di Comte sono comprensibili nell’ottica di dissolvere la precedente società organica fondata su un fondo di credenze teologiche e un apparato sociale militaresco, pertanto, le loro proposte sono forme di “disorganizzazione” del passato in quanto combinazione di sapere positivo e produttivo (scientifico-industriale).

La lettura storica è:

  • Il passaggio da un fondamento religioso a uno scientifico
  • Il passaggio da un fondamento militaresco a uno industriale

Comte distingueva fra “fine militare” e “fine industriale” gli intenti delle due società organiche, una fondata sulla violenza l’altra sulla produzione.

Questa visione storica pone la rivoluzione francese sotto un giudizio critico e negativo, sia Saint Simon che Comte si richiamarono ad autori anti-rivoluzionari; però il loro pensiero è anche contro la Restaurazione e la libertà viene associata ai processi industriali. Il nuovo potere per Comte non deve avere una base teologica e doveva essere “riorganizzato” in termini antitetici a quelli dell’ “antico regime”.

Due fenomeno sono decisivi per la riorganizzazione:

  • Scienze sperimentali
  • L’autonomia dei comuni

Pertanto Comnte è sostenitore della “capacità scientifica” e della “capacità industriale” della società. La storia moderna conosce fase di organizzazione, disorganizzazione e riorganizzazione fino al suo culmine industriale, i cui caratteri sono l’armonia sociale fondata sul riconoscimento della legittimità del “sapere positivo” di sfondo scientifico. Il popolo è “consociato” a una visione morale avente come propria “verità” la scienza, e la filosofia positiva dirimerà qualsiasi conflitto, annullandoli.

Comte cercò di coniugare ordine e progresso, ciò in cui aveva fallito la Rivoluzione, l’ordine della società industriale tenderà verso un progresso come consolidamento dell’ordine stesso.

Comte distinse 3 epoche per connotati spirituali e temporali:

  1. Epoca teologica e militare
  2. Epoca metafisica e giuridica
  3. Epoca scientifica e industriale

La società industriale è l’organizzazione sociale “positiva”, permettendo anche una classificazione delle scienze in modo positivo. Lo sviluppo positivo delle scienze è stato più semplice per le discipline aventi un metodo generale decrescente e più difficile per le discipline aventi un metodo complesso crescente.

L’ultima scienza è la scienza sociale, in quanto “fisica particolare fondata sull’osservazione diretta dei fenomeni e sullo sviluppo collettivo”. Si distingue in una fisica sociale e in un progresso sociale. La scienza sociale deve avere una base di osservazione e poi di determinazione delle leggi sociali, è una visione baconiana di dominio scientifico della natura. La sociologia dovrebbe essere la base di una futura “politica positiva”.

L’incompiutezza sociale dovuta al contrasto fra la classe imprenditoriale e i lavoratori sarà perfezionato da un coordinamento “positivo” di tipo intellettuale, morale e politico.

La società industriale coincide con il processo finale storico in cui si palesa l’ “armonia” dei corpi sociali, come alleanza fra il pensiero scientifico e industriale per il bene comune.

Dopo la Restaurazione però l’industria non è un ambito di riferimento generale della produzione ma è specifico e da inizio alla nascita del capitalismo, ed ora era fonte di nuovi diasagi sociali come la lotta di classe.

Simonde de Sismondi evidenziò le conseguenze negative del progresso tecnologico per la classe lavoratrice individuando le cause dello sfruttamento del proletariato nei processi di industrializzazione e di meccanizzazione. Quindi si diffusero critiche sociale dirette a salvaguardare gli ambienti meno abbienti.

Saint-Simon ha una svolta del suo pensiero in chiave religiosa , riaffermando la superiorità della morale religiosa e di un ritorno al primitivo cristianesimo, indirizzandolo verso un miglioramento delle condizioni delle classi sociali inferiore; il cristianesimo riformato di Saint-Simon è l’amore del prossimo verso il povero.

Da Saint-simon si sviluppa la scuola saint-simoniana considerante la storia come l’alternanza di epoche organiche e critiche come il passaggio dall’associazione all’antagonismo: “lo scopo definitivo” è l’ “associazione  universale” data dalla combinazione di cristianesimo, industria e scienza. Era anche una rivoluzione di sessi, intesa come “amore universale” e libera scelta del partner. Diede vita a tentativi di costituzione di piccole comunità autosufficiente. Saint-simonismo divenne una delle matrici del pensiero socialista, con derive utopistiche anti-industriali come ricollocamento della comunione dei beni.

Divenne dirimente la questione della proprietà:

  • Ferguson riteneva la regolamentazione giuridica della proprietà un elemento costitutivo della società civile
  • Notevole è lo sviluppo della proprietà industriale diretta nello sfruttamento della massa dei lavoratori

Per Proudhon la proprietà è un furto. La sua critica si rivolge anche agli esiti della rivoluzione, secondo lui falliti. L’eguaglianza rivoluzionaria era fittizia poiché è controbilanciata dal diritto alla proprietà. Il diritto alla proprietà è contraddittorio. Proudhon sostiene solo che uno stato di anarchia della proprietà possa permettere un’estensione del dettame della volontà politica generale con esisti anche economici e sociali. È critica alla società industriale, capitalistica.

Capitolo dodicesimo

Gli attori della storia: l’umanità, la nazione, la classe

Secondo Hegel il soggetto della storia universale è il “Weltgeist” nella sua successione temporale e nel suo incarnarsi nello spirito dei popoli, e gli uomini hanno un valore strumentale anche gli individui storico-universali sono inconsapevoli dell’essere manovrati dallo “spirito del mondo”.

Per Fichte il processo storico è teofania della ragione dalla razionalità istintiva a quella autocosciente.

La cultura illuministica concepisce il progresso come una serie di conquiste graduali e probabili da attribuire agli uomini e si palesava la funzione di libertà umana e non di un destino diretto da un entità sovraumana.

Un attore sovra individuale è indicato da Herder nella trasposizione spinoziana di Deus sive natura, in Deus sive Historia: il processo storico è inserito in una prospettiva cosmologica in quanto come ascesa delle forme naturali, l’uomo è il culmine della creazione e dà inizio alla storia. L’uomo non è strumento della provvidenza ma anche se il processo storico è “cammino di Dio attraverso le nazioni” i protagonisti della scena storica sono i popoli stessi.

Hegel sanciva l’identificazione fra spirito e storia, contro questa interpretazione la sinistra hegeliana rivendica il ruolo “materiale” delle strutture economiche. È la ricerca del soggetto storico che condiziona anche l’esito del processo storico.

Secondo la cultura illuministica il processo storico è da identificare come lo sviluppo dell’umanità, in cui l’agire dei singoli è fondamentale. La diffusione dei “lumi” dovrebbe condurre al perfezionamento della natura umana. È il riconoscimento del ruolo decisivo della libertà del singolo individuo ed è una posizione liberale senza l’intervento dello stato.

Si inserisce in tale contesto l’avvenimento (anche contraddittorio) della rivoluzione francese  considerata un evento deciso per il progresso morale, naturale e politico: è la massima forma di libertà, piena realizzazione degli ideali illuministici e realizzazione del liberalismo politco.

Humboldt esaltò il graduale perfezionamento dell’umanità scorgendo nella Rivoluzione lo stesso ruolo esercitato dalla classicità greca ma con una più compiuta formazione intellettuale. Humboldt pone l’umanità come suo concetto cardine e rivolge la propria speculazione nella determinazione di cause motrici storiche. Le storie universali non indagano la storia reale costituita da due elementi ossia lo sviluppo e le rivoluzioni. La storia indaga gli impulsi produttivi del genere umano, senza fini prestabiliti, e pone in luce l’attività dei singoli, degli individui e dei popoli singoli.

Le forze animanti il corso storico sono quelle di:

  1. Generazione: agisce all’improvviso e forma i popoli
  2. Formazione: rinsalda la virtù dei popoli e costituisce la religione, la vita pubblica ecc.
  3. Inerzia: abitudini e passioni che bloccano il sorgere di nuove idee

Humboldt tese la propria speculazione verso la varietà delle forme individuali in cui si concretizza l’umanità ed evidenziando la spontaneità della libertà umana. Il processo storico si contraddistingue nella lotta fra determinismo naturale e libertà umana, la prima si manifesta nel genera la seconda prorompe nel singolo e nella sua fantasiosa rielaborazione.

Lo storico deve indagare le forze operanti e creative cercando di individuare un piano generale riconnettente tutti gli avvenimenti secondo tale principio creativo e distinguendo le idee prodotte. Le forze operanti e creativi imprimono impulsi e direzioni vari e influenzano il corso storico determinando nuove forme.

Vi è una forte dipendenza fra il corso storico, l’individualità delle forze creatrice e le idee poiché risalta l’azione singola degli individui e dei popoli in uno scenario non deterministico.

La stessa umanità è tesa nell’elaborazioni delle idee e nella loro cooperazione e confronto.

Per Leopold von Ranke il compito dello storico è di ricercare le tendenze operatrici della storia, le forze creatici, appunto, le “idee” come guida anche al processo storico. L’interpretazione di Ranke riconosce l’agire divino nella storia nelle forme molteplici dell’individualità. La storia è manifestazione di Dio, Dio vive e riposa nella storia e in ogni suo momenti. Dio abita la storia e ogni momento lo testimonia: questo è il filo conduttore della storia, presente in ogni individualità che acquista ora una valore universale. Ogni epoca è individualizzata da Dio ma non vi è un progresso morale o politico: “i popoli sono pensieri di Dio”. L’accento si sposta alla disamina dei popoli in base alla loro individualità storica, e la storia universale è storia di popoli il cui posto non è predeterminato e non scompaiono dopo aver assolto alla loro funzione, piuttosto la ricerca storica procede nella ricostruzione della pluralità di “storie”.

Il suo modello non è Hegel bensì Herder e il suo approccio tiene a considerare la Bibbia un documento storico, ed escludeva dalla storia i popoli primitivi, l’India e la Cina; ma il centro di irradiazione storica-cultura è da identificare nel Vicino-Oriente da cui nasce la contrapposizione con l’universo occidentale e la seconda svolta si è avuta con le popolazioni germaniche cristianizzate.

Solo parte dell’umanità partecipava al movimento storico complessivo con un evidente privilegia mento dell’emisfero occidentale ai danni della barbara Asia. Ranke esaltò l’antica Roma per il diritto, la formazione monarchica, l’amministrazione burocratica efficiente e la diffusione di una religione universale. L’istituto ecclesiastico ha favorito lo sviluppo degli Stati Nazione.

Fra 500’ e 700’ gli stati mutano al loro interno (scontro fra monarchia e aristocrazia) e all’esterno (mutevolezza diplomatica), si consolidano cinque potenze indipendenti e la rivoluzione americana e la rivoluzione francese completano lo sfondo storico, che genera in sostanza il conflitto fra principio monarchico e sistema rappresentativo, inoltre, determina una avanzamento del costituzionalismo. Si uniscono i moti di rivendicazione nazionale che secondo Ranke possono generare disconnessioni storiche profonde e preoccupanti.

Per Ranke l’Oriente è estraneo allo sviluppo dello spirito universale.

I veri soggetti della storia quindi sono gli Stati nazione anche se Ranke attribuisce al popolo tedesco uno sviluppo storico conservatore, operazione negata assolutamente da Humboldt.

Jules Michelet nella sua Introduction a l’histoire universelle, anche se trae spunto dal modello hegeliano, considera il processo storico come lotta fra libertà e fatalità. Egli perviene ai primordi della storia nelle vicende dell’India e rintraccia la prima svolta emancipatrice in Persia, ma la reale svolta si è presentata in Europa, “terra libera” di associazioni di popoli, che relazionandosi nella loro complessità generano le nazioni: “razze e le idee, tutto si combina e si complica procedendo verso l’Occidente”. La Franca per la sua eterogeneità e libertà è una Nazione.

Michelet identifica il protagonista della storia il popolo che diviene nazione, come nel caso del popolo francese fino alla sua estrinsecazione finale nella rivoluzione. Il popolo si sviluppa in base all’azione dei singoli e soprattutto in base alla loro libertà, passione e sentimento. Pertanto ha esaltato l’azione rivoluzionaria. Secondo Michelet è la nazionalità il culmine dello sviluppo del popolo come superamento dei regionalismi: la nazionalità è “anima del popolo”, è il fulcro dell’organismo del popolo ed è dimora delle idee, quindi ha una sua “originalità distintiva”.

Diversa è la collocazione temporale del popolo-nazione di Giuseppe Mazzini, nel cui concezione confluiscono fede illuministica nel progresso ed entusiasmo romantico per la nazionalità. L’800 è il secolo di una “missione” speciale ossia il mobilitarsi della libertà come rivoluzione morale e il suo soggetto è il popolo come entità collettiva di “unità di principi, d’intento e di diritto”. Il popolo nazione è il soggetto della storia però futura data la possibilità di una rivoluzione futura.

Il popolo-nazione non esclude il ruolo primario assegnato ai singoli, ma il popolo è composta da individui liberi, ponendosi come scopo la libertà anche attraverso l’esercizio rivoluzionario. Individuo, nazione e umanità sono entità correlate e la nazione è termine medio fra individuo e umanità e raccoglie le forze collettive. Mazzini auspicava un riconoscimento di nazionalità fra i diversi stati su una base politica democratica.

La tradizione francese è molto legata allo sviluppo del proprio popolo-nazione in un’unità politico-culturale affermatasi con la rivoluzione; il popolo-nazione italiano è più un’utopia intellettuale data la frammentazione politica ottocentesca e precedente; la lingua è un fattore di comunanza per l’indipendenza greca; il mondo culturale tedesco si riconosce in un omogeneità etnica, culturale e linguistica come un rinvio di parentela di “sangue” e appartenenza alla stessa stirpe e luogo: la sua è un legittimazione naturale tendente all’estrinsecazione politica.

Se il popolo-nazione è l’attore della storia, interagisce sul piano storico con gli altri popoli-nazioni generando conflitti e problematiche interpretative:

  • Per Hegel la guerra è l’unica metodica per la risoluzione del conflitto e giustifica la vittoria dei più forti in quanto incarnano il diritto assoluto del Weltgeist
  • Per Ranke la difesa dell’individualità dei popoli è fondamentale poiché manifesta la propria essenza spirituale e in caso di vittoria una maggiore energia morale; però propone anche un modello utopico di riconoscenza dell’autonomia nazionale

Il concetto di nazionalità si contrappone a quello di umanità poiché è nell’individualità nazionale che è possibile la realizzazione statale.

Si concepiscono due interpretazioni diverse riguardo allo scontro dei popoli-nazioni:

  1. La teoria della coesistenza
  2. La tesi del “primato”

La tesi del “primato” si propaga nella cultura romantica:

  • Fichte sostiene il primato del popolo tedesco come “popolo originario”
  • Herder richiamava all’antichità dei costumi
  • Avrà una giustificazione geopolitica nell’ideologia del Sonderweg tedesca contrapposta alla civilisation francese

Invece Guizot sosteneva come realtà costitutiva di un popolo il progresso, come “l’idea di un popolo che cammina”. La società europea è quella più complessa e ha uno sviluppo privilegiato data la coesistenza di diversi fattori e la varietà interna dei diversi contributi dei popoli-nazioni europei. Ma il primato spetta alla Francia come “centro o focolare della civiltà dell’Europa”, intesa come dote di diffusione della propria socialità, di idee rivoluzionarie aventi una portata universale. La Francia è il cuore della civiltà europea, e ha una legittima della romanità. È riferirsi a un passato vicino quello della modernità francese.

Gioberti nel Del primato morale e civile degli Italiani esponeva il fondamento religioso della società, come “madre dell’incivillimento”. L’Italia si connota per la sua posizione privilegiata nel Mediterraneo e Roma è il culmine del potere spirituale, e la destinazione italiana è di dominio del globo in quanto “madre delle nazioni e del genere umano”. Il primato secondo Gioberti è riconducibile alla storia dei geni italiani e dalla presenza della santa sede, difatti, auspicava per la creazione di una confederazione di stati sotto la guida del pontefice. Il mito della Roma cristiana sarà ribaltato dal nazionalismo italiano nel mito della latinità dell’unità dell’impero romano.

Il concetto di classe come agente precipuo del processo storico si evidenzia proprio con i processi di industrializzazione, comportante delle complessità sociali nel corso della storia. Ferguson così come Smith considerano la società civile divisa in ranghi sociali che possono mutare la propria collocazione sociale in base a una diversa organizzazione produttiva.

Hegel prende coscienza nella delineazione della società civile dei bisogni intestini delle varie stratificazioni sociali, in cui i ceti assolvono a una funzione produttiva o politica in base al ruolo che interpretano.

La definizione di ceto viene accantonata per la designazione di classe molto più idonea nel delineare un conflitto e antagonismo sociale in termini socio-economici e non socio-politici:

  • Saint-Simon distingueva fra classi produttive e classi parassitarie
  • Scuola saint-simoniana distingueva fra imprenditori e operai
  • Comte rivalutò la propria considerazione positiva sugli “industriali” non più sentiti come rappresentanti legittimi dei lavoratori
  • Bruno Bauer e Arnold Ruge evidenziano l’interesse comune della classe proletaria e l’antagonismo verso la sezione capitalista
  • Lorenz von Stein evidenzia individua il proletario nell’identificazione con la macchina e uno strumento industriale

Cosa definisce una classe?

  • Ha un fondamento socio-economico
  • Riconosce l’ineliminabilità del conflitto
  • Riconosce la subordinazione del lavoratore alla macchina e al capitalista
  • Rigetto dell’azione politica come pacificatrice con i consonanti interessi capitalistici
  • Società dimidiata dal conflitto di classe

Marx ed Engels criticano la tradizione di conflitto politico nella società civile per evidenziare i connotati economici, e tali conflitti sono alla base della struttura politica moderna. La classe quindi è la protagonista del processo storico in cui vi è una successione di strutture sociali dovute al contrasto interno fra una classe detentrice dei mezzi produttivi e un’altra classe forza-lavoro.

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