Riassunto Il Senso della Storia di Pietro Rossi (VII)

Capitolo tredicesimo

Dalla rivoluzione alla società senza classi

La rivoluzione del 48 si connota per:

  • La contestazione del potere restauratore della Santa Alleanza
  • Ha come protagonista una classe intellettuale di ispirazione romantica rivolta a rivendicare la comunità nazionale
  • Ha un’ispirazione nazionale-liberale, prevede la nascita di nazioni cancellate dall’operazione restauratrice

È in Francia però avviene una svolta di pensiero sociale: la rivoluzione si impronta su scontri di classe, dovuta alla rivendicazione di migliori condizioni di vita, e il protagonista deve essere il proletariato:

  • Louis-Auguste Blanqui sostiene la guerra fra classi
  • Trae le sue origini dal pensiero di Rousseau
  • C’è anche il pensiero di Babeuf: “la congiura degli uguali”

L’esperienza filosofica più rilevante è il Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels:

  • La storia è “lotta di classe”: la società si scinde in borghesia e proletariato
  • La borghesia ha sfruttato la nuova classe sociale, cioè il proletariato
  • Proletariato è destinato a soppiantare la borghesia attraverso la rivoluzione

I connotati principali sono la contestazione alla proprietà privata (da eliminare) e il carattere internazionale (conseguente a una scomparsa di antagonismi e di sfruttamento fra nazioni).

Marx ed Engels elaborano una teoria della rivoluzione di chiara ispirazione di sinistra hegeliana e criticavano l’arretratezza socio-economica della Germania:

  • In Kritik des Hegelschen Staatsrecht Marx affermava la democrazia come espressione della sovranità popolare, in cui “la legge esiste per l’uomo”, criticando aspramente la monarchia hegeliana
  • Gli scontri intestini della “società civile” hegeliana devono essere stemperati dalla richiesta di uguaglianza socialista

Il fondo teorico marxista deriva dagli studi di diritto hegeliani, dall’influenza socialista di Proudhon, dal filantropismo di Robert Owen e dalla critica economica di Adam Smith. Tutto ciò consente di elaborare la teoria dell’alienazione in Manoscritto di filosofia economica:

  • Il Lavoratore è destinato all’inferiorità e alla miseria (progressiva o stazionaria) in quanto il lavoro si riduce a pura merce e il suo prezzo varia

L’alienazione è:

  • Alienazione dal prodotto, in quanto estraneo al lavoratore
  • Alienazione dal lavoro stesso, quindi auto alienazione
  • Alienazione dell’essenza umana, poiché non è più un’ “attività libera” ma è il “mezzo della sua esistenza”

L’economia politica “occulta l’alienazione che è nell’essenza del lavoro e non considera il rapporto immediato fra il lavoratore e la produzione”. La struttura politica può essere modificata tramite la soprresione della proprietà privata e la riappropriazione del lavoro in una società comunista.

Il comunismo è “soppressione dell’auto-alienazione”, è “l’espressione positiva della proprietà privata soppressa”, è “il momento reale dell’emancipazione e della riconquista dell’uomo”.

Nel periodo successivo del suo pensiero Marx evidenziò la necessità del ruolo della prassi, ritenendo che “ogni via sociale è essenzialmente pratica” e la trasformazione avviene per via rivoluzionaria: “i filosofi hanno soltanto interpretato diversamente il mondo, si tratta di trasformarlo”. La critica è rivolta nell’individuare la produzione e anche lo sviluppo delle idee aventi un sostrato storico-economico. Le forme della coscienza hanno una base “materiale” cioè di produzione e lavoro.

Marx prospettava la rivoluzione del proletariato, non in termini utopistici, derivante da uno studio critico della formazione sociale: “il comunismo è un movimento reale che abolisce lo stato di cose presente” come nuovo assetto sociale. La base sociale è il conflitto fra il proletariato e i borghesi, non solo conflitto sociale ma anche politico.

La disamina di Marx è alla ricerca di una base scientifica, e la “scienza dell’uomo” è il suo fondo storico: “la storia è la vera storia naturale dell’uomo”.

Marx offre una concezione materialistica della storia, e il suo presupposto è connesso a dinamiche geologiche, idrografiche, climatiche. L’uomo coincide con la sua produzione ma anche dai modi e dai risultati della produzione, determinando pertanto una pluralità sociale, dovuta, appunto, allo sviluppo di forze produttive e dalla divisione del lavoro.

La divisione del lavoro genere forme societarie diverse e dà vita alla proprietà privata: determina le relazioni umane in base al materiale e al prodotto del lavoro. Le forme di successione della proprietà e il diverso grado di distinzione lavorativa danno vita ad apparati sociali diversi:

  • Società tribale (divisione naturale del lavoro)
  • Società antica (sorge la proprietà privata, antagonismo città e campagna, lavoro degli schiavi)
  • Società feudale (lavoro servile)

La divisione del lavoro e la proprietà sanciscono l’articolazione interna della società e i ruoli dei vari agenti sociali. La classe detentrice delle strutture produttive si contrappone politicamente alla classe oppressa.

La società borghese sconfina, invece, in un mercato mondiale e ha dato vita alla classe proletaria (la quale acquisirà una coscienza rivoluzionaria. La presente società borghese sarà soppiantata dalla rivoluzione comunista.

Nel periodo dopo il 48’ Marx disloca nel tempo l’avvenire della rivoluzione, prima considerata imminente, precisando che la rivoluzione del proletariato sarà la risultanza delle contraddizioni interne alla società borghese.

Riprese gli studi economici come critica ai testi di Smith e dalla teoria del valore (d’uso e di scambio) elaborò il celebre “plusvalore”. Nella società borghese il denaro si trasforma in capitale e il lavoro in stipendio: quindi il profitto è la sottrazione fra questi due valori. Capitale e lavoro, profitto e salario sono elementi opposti, poiché per aumentare i profitti vi è la diminuzione della quota dello stipendio, il lavoratore vive in condizioni di inferiorità e necessitate dal profitto capitalista. Si delinea una società dicotomica fra la classe capitalistica e la proletaria. Marx delinea la genesi e la prefigurazione della società borghese e anche quella successiva in base una modalità dialettica e materialistica. Si è avuto un trapasso dalla società feudale a quella borghese in base alla differenza dei metodi produttivi e la scansione economica dei ruoli sociali. Subentra il contratto di lavoro, lo stipendio e dal lato capitalista la formulazione del capitale costante (i mezzi di produzione) e capitale variabile (i dipendenti). La borghesia quindi è una classe sociale fondata sul profitto del capitale e si consolida in processi storici:

  • Cooperazione
  • Manifattura: ha dato vita a una gerarchia di funzioni e concorrenza proletaria
  • Industrializzazione: uso massiccio delle macchine e accresce l’alienazione verso il lavoro e il prodotto. Vi è una condensazione del lavoro legata alla velocità della macchina e si sviluppa una competizione crescente fra uomo e macchina, aumentando la disoccupazione (il capitale costante è cresciuto a scapito di quello variabile) e diminuisce il salariato.

Vi è l’elaborazione della legge generale dell’accumulazione capitalistica ossia un crescente sviluppo dei disoccupati e della miseria. Vi è un’altra legge quella della caduta del saggio di profitto, all’incremento della produttività risponde la diminuzione del profitto: è questa la necessità interna allo sviluppo della società borghese, che la conduce alla sua crisi inevitabile.

Il passaggio alla futura società senza classi è connotata dalla soppressione della proprietà privata. Inoltre vi sarà la scomparsa dell’alienazione e il ripristino del lavoratore della sua “essenza” umana. La storia passata era solo preistoria, ora diviene vera storia. Anche se la crisi della società borghese è determinata da una sua contraddizione interna, richiede, però, per il passaggio alla fase successiva, il ricorso all’attività rivoluzionaria. Il periodo rivoluzionario del 48’ è il preannuncio di una futura rivoluzione proletaria.

Marx addita prima una soluzione imminente, poi necessaria nello sviluppo storico, ma non ebbe mai ripensamenti rispetto ad un’azione rivoluzionaria e nemmeno di “scorciatoie” storiche. Condizione indispensabile per il passaggio al comunismo è la fase storica del capitalismo e dal suo antagonismo proletario. Lo strumento della sua diffusione sarà il mercato mondiale data dall’unificazione economica ad opera del capitalismo.

La funzione del proletariato è di prendere coscienza del proprio ruolo politico, nato proprio dall’antagonismo con i capitalisti. Il suo obiettivo è la soppressione della proprietà privata e la conquista dei mezzi di produzione, e la sua emancipazione è opera di se stessa.

La Comune di Parigi fu da modello di critica marxista, dato che Marx considerò indispensabile la distruzione della macchina statale con una conseguente società senza classi, in cui il proletariato dovrà difendersi e imbastire la “dittatura del proletariato”, e il passaggio definitivo sarà la conquista dei mezzi di produzione, resi collettivi e l’abolizione della proprietà privata.

Il proletariato “sopprime se stesso come proletariato, sopprime ogni differenza di classe e ogni antagonismo di classe, e sopprime anche lo stato come stato” “è questo il salto dell’umanità dal regno della necessità al regno della libertà”.

La visione storica marxiana ha un movimento progressivo (la linea ascendente della divisione del lavoro e dei mezzi di produzione condizionanti l’ambito sociale e politico). Il motore della storia è di natura socio-economica, in quanto sviluppo della divisione del lavoro. Il progresso si evidenzia nell’ organizzazione produttiva sempre più complessa, ma è ambivalente, siccome cresce la diseguaglianza fra gli uomini e dilaga nell’era industriale l’alienazione dell’uomo. La perdita dell’eguaglianza e la proprietà privata sono elementi costitutivi della storia.

La storia procede dialetticamente, materialisticamente. Il movimento della divisione del lavoro procede in base ai termini di Aufhebung. Passaggi da un modo di produzione all’altro comporta l’emergere della contraddizione intesa in termini hegeliani. Il termine contraddittorio della borghesia è posto stesso dalla classe capitalistica, cioè è il proletariato, che dovrà fondare una società sul recupero di una comunità senza alcuna distinzione delle proprietà.

Per Hegel il processo storico conclude nello stato moderno, per Marx nella società senza classi  la scansione  delle funzioni produttive non è conflittuale ma cooperativa.

Il corso della storia evidenziò il fallimento della teoria marxista soprattutto riguardo all’estremizzazione polare fra capitalisti e proletari. Anche Engels riconoscerà l’epoca ottocentesca immatura per l’esercizio rivoluzionario.

Secondo Bernstein il capitalismo ha fatto fronte alla propria possibile crisi addirittura considerato un fattore iniziale del suo futuro sviluppo, ciò si era operato grazie a cartelli e associazioni industriali. Il socialismo diviene un “ideale “ etico da perseguire con strumenti democratici e il parlamentarismo. Quindi è la pratica del conflitto sindacale.

Karl Kautsky e Rasa Luxemburg sostennero la causa rivoluzionaria: la disoccupazione e il sotto consumo erano lae condizioni della crisi capitalista. Le contraddizioni interne non si erano manifestate dato anche il dilagare dei processi colonialistici e la mondializzazione condurrà a ribellarsi in tutto il mondo.

Lenin riconoscerà la fase “imperialistica” con fase di produzione extraeuropea, riconosceva nell’azione partitica la guida alla rivoluzione.

Capitolo quattordicesimo

Declino e crisi dell’idea di progresso

L’idea di progresso nell’800 si politicizza e si lega all’ideologia, soprattutto di ordine riformistico o rivoluzionario.

Nel corso del 900’ maggiori saranno le spinte alla rivendicazione dei diritti e contro l’asserzione burocratica.

Un altro filone progressista è quello tecnico-materialista, inteso come un dominio sulla natura. Si connotava con la diffusione di sistemi produttivi industriali più efficienti, un più elevato tenore di vita e un innalzamento dell’educazione in generale, anche se intere aree del pianeta erano escluse da tali sviluppi, si diffuse un senso di fiducia riguardo al progresso.

Il progresso secondo Heinrich Heine è la “legge” fondamentale dello sviluppo umano, Heine la esalta in quanto fede.

Spencer riconduce il processo come legge dell’intero processo evoluzionistico non solo in una dimensione cosmologica ma il progresso sociale è la fase conclusiva dell’evoluzione, ove gli individui conseguono il massimo grado di libertà in una società con un sistema distributivo.

Si sviluppano anche reazioni contrarie all’idea di progresso:

  • Thomas Carlyle ripropone una versione originale dell’idealismo “magico” di Novalis: l’universo come “abito” del divino; in seguito considera gli “eroi” della storia in chiave divina su cui deve fondarsi la società umana. Gli eroi sono contraddistinti dalla relazione che intessono con la divinità e di cui sono manifestazioni

Non c’è in Carlyle un progresso, semmai ha un essenza religiosa, che si riconnette ai fasti del passato. Gli eroi più vicini alla divinità appartengono alla mitologia, come Odino. Supera la concezione herderiana della divinità (filiazione fra gli eroi greci e quelli germanici) per esaltare la superiorità germanica, ritenuta più autentica. Seguono i profeti, i poeti, i sacerdoti e gli scrittori e infine i sovrani (il suo eroe è Cromwell). Istituiva un parallelo fra la Rivoluzione e la Riforma luterana (Lutero è il suo eroe spirituale). La prospettiva della storia è di chiara critica alla società meccanica ormai desacralizzata, che ha perduto il contatto divino, e che solo nell’azione e nel recupero degli “eroi” spirituali la possibilità di redimersi.

Segue pertanto un rifiuto della concezione diacronica del progresso illuminista oppure della dialettica hegeliana. Jacob Burckhardt non sostiene un continuo perfezionamento, la storia è storia di popoli che combattono e si integrano: la lotta è il corso della storia. La lotta definisce la vita umana e la storia, è già presente nel regno animale. Non si attua un perfezionamento della morale ma la storia rivela la potenza del male, della violenza, della sopraffazione in un “quadro spaventoso” di disperazione.

La storia universale conosce sia fratture che accelerazioni nel suo corso. Il punto di indagine è l’uomo “che patisce, anela e agisce”, poiché è una chiave interpretativa ricorrente. Lo sguardo speculativo di Burckhardt si rivolge a ciò che è “costante”, “tipico” nel corso della storia.

Le strutture della storia sono:

  1. Stato
  2. Religione
  3. Cultura

Cultura ha una natura mobile, libera. Alla base dello Stato vi è la violenza, però diretta nel dirimere lo sviluppo pacifico delle forze collettive agenti in esso. La religione deriva da un’esigenza metafisica. La cultura esercita una funzione critica.

Lo sguardo speculativo di Burckhardt è rivolto alle connessioni e ai condizionamenti delle tre strutture stabilitesi vicendevolmente.

Nel corso della storia le crisi rappresentano momenti di rigenerazione, di frattura e di messa in atto di un nuovo ordine. Arrestare una crisi è complicata, il suo effetto esplode in tutte le strutture storiche, ed è il caso della Rivoluzione francese. L’origine della crisi è un atteggiamento di “protesta contro il passato”, ma anche al presente e si rivolge al futuro. La crisi libera nuove forze distruttrici ma al tempo stesso vitali. La Rivoluzione francese non poteva essere soppiantata dalla Restaurazione, lo spirito critico dilaga e il radicalismo politico aspira alla democrazia.

Secondo Nietzsche solo l’uomo ha un passato, sentito come un fardello da cui liberarsi tramite l’oblio. La vita è creazione invece la storia è venerazione e inazione. La storia tramite i suoi  tre caratteri (antica, monumentale e la critica) assume un valore positivo solo trasformando la storia passata in presente, pertanto si richiede un senso “antistorico” (obliante il passato) e “sovra storico” (rivolto alla creazione futura), la storia genererebbe ipertrofia e mancanza creativa. La storia sarebbe quasi una “teologia camuffata” e crticava aspramente Hegel come storia conducente “all’idolatria del fatto”.

Condivideva con Burckhardt la visione della contemporaneità come “autunno della civiltà” e la condanna della massificazione in quanto nemesi delle potenze creative dell’individualità. La decadenza dei valori conduce inevitabilmente alla massificazione e al trionfo della democrazia, poiché causa di livellamento e mediocrità.

Nella Genealogia della morale divide la “morale da schiavi” dalla “morale dei signori”:

  • Società aristocratica, che differenzia i valori degli uomini, è l’antitesi della società democratica, e la sua morale è quella dei signori. È indice di superiorità
  • La morale dei signori è rovesciata dal ceto sacerdotale, promuovente la purezza, la sofferenza, la rinuncia: tipica della morale dei poveri, degli schiavi e del gregge. Si fonda sul risentimento.

La storia è “rovesciamento” dei valori autentici, la “morale degli schiavi” è un declassamento, una decadenza, un regresso dato la negazione della creatività della singolarità. L’idea di progresso “è un’idea moderna, un’idea falsa”. C’è progresso quando si manifesta un tipo superiore di umanità, ma è avvenuto il contrario, il Cristianesimo è decadenza dei valori classici.

Nietzsche era fautore della “trasvalutazione” (Umwertung) dei valori come il sorgere dell’ “oltreuomo” e del progresso: “l’umanità, in quanto massa sacrificata al rigoglio di una singola più forte specie umana, questo sarebbe progresso”. È il salto dell’uomo nell’eterno ritorno di Zarathustra.

Kant è il primo a distinguere fra Kultur e Zivilitation:

  • Kultur è legata alle arti e alla scienza
  • Zivilitation è legata al decoro sociale

Sono però raccordate dalla moralità.

Humboldt la intenderà in termini di “Bildung” o formazione spirituale come accordo della sensibilità e dei moti spirituali ed etici.

Per Nietzsche riteneva Zivilitation opposta alla Kultur, in quanto l’incivilimento è intesa come intolleranza rivolta alla capacità creativa, sinonimo di Kultur. Kultur si presentava superiore all’incivilimento, estraneo alla natura umana, invece, la cultura è connaturata all’essenza dell’uomo. La civiltà è “meccanica” ed è progressiva, la cultura è “organica” e creativa.

Per Thomas Mann nelle Considerazioni di un impolitico Kultur designa compiutezza, gusto tipiche della realtà tedesca invece civilisation si richiama alla ragione a una dissoluzione tipica francese. È la giustificazione dell’ingresso in guerra tedesco come difesa dalla realtà francese, il carattere tedesco è “impoitico”.

Ernst Troeltsch indicò la superiorità dello spirito tedesco e della sua Kultur, come diffusione di una nuova idea di libertà comunitaria.

La decadenza è un tema tipico della filosofia della storia, anche a partire dal modello illuminista, la stagnazione e il regresso sono possibilità dello sviluppo storico; il Medioevo veniva considerato come un ritorno alla barbarie. Anche Vico ammette dei ricorsi nella storia.

Solo Hegel nega il regresso dato che il Weltgeist non procede all’indietro e con ciò anche Marx, che individue pure delle crisi nel processo storico-economico, ha una lettura sostanzialmente dialettica con una connotazione materialistica.

Nell’Ottocento viene riconosciuto un progresso “materiale” ma non “morale”, la massificazione e la democrazia sono sintomi della decadenza per Nietzsche. Anche Burckhardt ha sostenuto una decadenza nel mondo contemporaneo aperta dalla frattura rivoluzionaria.

Georges Sorel indicò una decadenza dei costumi e una decadenza pubblico-morale dimostrato dall’individualismo e dalla corruzione umana, ne trasse un parallelo della decadenza contemporanea con quella antica, considerando insito nella natura umana la decadenza. L’esercizio rivoluzionario dissolve la decadenza, per rigenerarsi dalla decadenza è necessaria la violenza rivoluzionaria e lo sciopero in quanto “slancio vitale” nella storia. Les illusions du progres manifesta un attacco diretto alla tradizione razionalistica e illuminista francese, dimostrando che dietro la categoria di “progresso” si mal celavano gli interessi corrotti della classe politica. Il progresso è mera illusione, solo il progresso tecnico si dimostra l’unico reale.

Max Weber considerava l’unico significato possibile di progresso, quello tecnico. Non c’è progresso nelle arti o nella musica, ma nei loro mezzi. Il progresso è un’attribuzione arbitraria. Il progresso tecnico però è la razionalità formale dello spirito occidentale. Il progresso è una categoria di giudizio soggettiva.

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