Riassunto Il Senso della Storia di Pietro Rossi (IV)

Capitolo settimo                                                                                 

Verso una storia naturale della società

La filosofia della storia si impone come interpretazione della storia universale in base alla categoria di progresso, implicando uno stretto rapporto fra la ricerca storica e le elucubrazioni filosofiche: i confini dell’analisi sono fluidi, infatti, la filosofia della storia è una considerazione degli eventi en philosophe data dall’intreccio di narrazione e riflessione.

Voltaire compie un’opera di vaglio, di critica delle fonti per i suoi scritti e anche Herder allargò il campo alla storia antica, medievale e rivolgendosi anche all’orientalistica; ma addirittura l’interesse speculativo approda anche alla fisica, alla storia naturale, alla geologia con riferimenti a Newton, a Huygens, a Boyle, alla Philosophia botanica di Linneo, a manuali di zoologia e anatomici fino alla nHistoire naturelle e Epoques de la nature di Buffon. Herder ricorre alla letteratura geografica, etnologica, ai resoconti di esplorazioni. Il principio di individualità di popoli condiziona anche il suo studio conducendolo a studiare gli ambienti geografici e i relativi climi.

Qui l’esigenza di universalità si esprime nella configurazione di un principio metodico includente descrizioni etnografiche e resoconti anche su popolazioni africane e australiane, fino a confluire nelle pagine dell’Encyclopedie. Si relativizza l’eurocentrismo.

Segue l’abbandono della cronologia biblica includendo nella ricerca anche i popoli più remoti geograficamente, abbandonando la considerazione di uno stato selvaggio ma includendoli in raggruppamenti in “specie” o “razze”. Anche le categorie del progresso (stadio brado, barbarie, incivilimento) sono messe alla dura prova, poiché ogni popolazione presenta uno sviluppo autonomo e diverso anche con sorprendenti risultati. Si riproponeva in forma problematica la considerazione di Condorcet di estensione planetaria dei “lumi” e del “progresso indefinito”.

David Hume pubblicò History of England from the Invasion of Julius Caesar to the Revolution of 1688, il suo intento è di manifestare come si è costituito un regime costituzionale fondato sulla libertà, sull’equilibrio di autorità e libertà, e il passaggio da government by will al government by law. Hume individua un continuo realizzarsi della libertà nella storia inglese dal passaggio delle liberties feudali a quelle della libertà moderna, compresa la libertà religiosa.

William Robertson nella sua History of the Emperor Charles V incluse anche View of the progress of Society in Europe,  l’ analisi si concentra sul sistema politico europeo delle monarchie assolute. Indica come punto di partenza la dissoluzione della società feudale per l’avvio allo stato moderno, il cui sviluppo sarà condizionato dal colonialismo. Inoltre si dedicherà allo studio del colonialismo.

Edward Gibbon scrive History of the Decline and Fallo f the Roman Empire affronta il processo di incivilimento dopo la caduta dell’impero. Individua le cause della caduta dell’impero nell’inadeguatezza governativa e della crisi dei valori antichi (il Cristianesimo è un fattore di dissoluzione, ad esempio nella rinuncia all’impegno politico). La chiesa in seguito ha mondanizzato il suo potere spirituale, corrompendosi, per Gibbon non assolve ad alcun processo di progresso.

Cresce l’interesse per monografie dedicati a popoli remoti come la Russia, le Americhe e l’Africa dato la spinta colonialistica e l’infittirsi delle relazioni commerciali. Vi è una nuova considerazione del colonialismo non più “conquistatore” ma di interscambio economico con la madrepatria. Il commercio era fattore di incivilimento, fattore assente nella produzione storico-filosofica precedente, come fu evidenziato dall’opera di Guillaume-Thomas Raynal.

Il secolo dei “lumi” vide emergere lo studio della scienza politica. Montesqieu nell’ Esprit des lois enuclea tematiche storiche, costituzionali ed etnologiche, nel tentativo di indagare le tipologie di forme di governo e le cause, che agiscono al suo interno. Al pari della natura anche l’istituto polito ha delle sue leggi (per la comprensione del decadimento degli stati).

È la distinzione di 3 forme di governo (repubblicano, monarchico e dispotico) a cui corrispondono le diverse proprietà delle forme di governo (virtù repubblicana, l’onore monarchico e il timore dispotico. La permanenza ad data disposizione governativa e al suo principio costitutivo permette il perpetuarsi del governo: pertanto l’insieme di virtù dei vari governi comporta una dicotomia fra apparati pubblici moderati e governi dispotici. Qui è il nucleo della riflessione di Montesqueiu individuante la libertà politica come un meccanismo di limitazione del potere (la genealogia di tale principio deriva da Locke) e si dimostra nella divisione fra potere legislativo, esecutivo e giudiziario (la costituzione è libera sono nella partizione dei potere e nella limitazione reciproca).

Inoltre Montesquieu riprende da Jean Bodin il principio del condizionamento climatico sulle forme di governo, prendendo in esame anche l’estensione degli stati. I grandi stati dovrebbero essere governati dispoticamente tramite governatori e i piccoli stati si addicono a governi repubblicani. L’Asia è adatta a un governo dispotico, l’Europa a governi moderati. Anche se l’insegnamento di Montesquieu è di identificare l’aderenza costituzionale al suo principio costitutivo, la cultura illuministica stabilì i passaggi da forme politiche meno evolute a quelle più complesse, così il dispotismo era un permanere dell’arcaicità; e in tale prospettiva la poca adattabilità dell’impianto repubblicano a Stati ampi di estensione permette di preservare la sola forma monarchica come forma di “bilancia dei poteri”.

Gli studi di Boulanger, invece, misero in questione la relazione della religione nella formazione del corpo statale. La religione nelle prime manifestazione sociale rassicura l’uomo primitivo e dal primordiale timore passa ad un esercizio sacerdotale di governo della società e delle credenze come sua forma primitiva. È il nesso di teocrazie e dispotismo, e la conseguente liberazione è processo di incivilimento.

Anche se vi è un netto contrasto fra storia naturale e società umana nel pensiero illuministico (si ricordi la separazione fra costume e natura voltairiana) emerge sempre di più la possibilità di considerare lo sviluppo storico come uno sviluppo naturale e di individuare l’origine dell’organizzazione sociale.

  • La collocazione dell’uomo in natura è essenziale: Herder considera l’uomo come l’anello di connessione fra natura e la storia, ma è un ripresa in termini organicistici dello studio di Buffon. Questi applicava il principio di continuità leibniziano in natura, l’uomo non solo è simile agli animali ma dissimile per il suo contrassegno peculiare, cioè, il linguaggio verbale. L’uomo ha una natura socievole e la sua storia è storia della società. L’uomo è naturaliter sociale. Lo stato di natura è un passaggio graduale dalla ferinità all’umanità. È il pensiero della s”sciabilità” costitutiva dell’uomo e del suo progressivo incivilimento
  • Qui si impianta l’immagine opposta, quella del “buon selavaggio” di Rousseau nel Discours sur l’origine de l’inegalite parmi les hommes: l’uomo selvaggio è buono e ha amor di sé, qui lo stato di natura è incorrotto e la vita in società genera diseguaglianza a causa di piaceri, lusso e proprietà private, quindi l’incivilimento è degenerazione. Solo un contratto sociale conforme a natura può permettere la partecipazione politica.

Il processo di incivilimento da una fase primordiale di pastorizia, di agricoltura e di caccia permette il passaggio alla civiltà, questo è lo schema di Turgot, anche lo stesso Rousseau indaga questi passaggi fino a considerare il momento ultimo della proprietà privata. L’analisi dei sistemi di sussistenza e di successiva produzione si richiama ad Helvetius. Ma sono Lord Kames e Adam Smith a dare una definitiva sistemazione delle attività produttive dell’uomo. Smith individuava:

  1. Età dei cacciatori
  2. Età dei pastori
  3. Età dell’agricoltura
  4. Età del commercio

A differenza della visione fisiocratica di un’economia agricola, Smith sostiene un’economia di industria manifatturiera e comporta la separazione dei lavori. Il commercio presuppone una dimensione internazionale, investimento di capitali e di imprenditori. Tutto ciò implica propensione allo scambio e specializzazione lavorativa. Il commercio corrisponde alla natura socievole dell’uomo come sua più alta manifestazione, è l’agire di un tornaconto come presupposto di scambio e di incontro sociale e di crescente differenziazione lavorativa.

Anche nell’Essay on the History of Civil Society Ferguson individual la distinzione fra barbarie e “società civile”:

  • Lo stato selvaggio non conosce la proprietà private
  • Nei popoli barbari la proprietà non è garantita
  • Nella società civile c’è un riconoscimento giuridico della proprietà

Pertanto l’incivilimento è associato all’avanzamento giuridico ed economico. Inoltre è evidente la progressiva divisione del lavoro come condizione di libertà dei singoli. Addirittura la guerra subisce un processo di professionalizzazione. La società civile è un’organizzazione complessa e moltiplica le posizioni sociali e mira a soddisfare i bisogni dei singoli tramite lo sviluppo delle istituzioni. L’interesse personale è riconosciuto positivamente ed ad esso si associa lo sviluppo giuridico.

Mandeville nella Fable of the Bees indicava il vizio privato come fra i diritti dell’uomo e doveva essere suggellato giuridicamente: quindi l’autonomia economica del singolo si fonde con quella del vivere civile.

La storia naturale dell’uomo prende in analisi la sussistenza economica, il procacciamento delle risorse e fa ricorso a discipline come la geografia, l’enologia e le scienze naturali: risponde, insomma, alla rivoluzione scientifica galileiana e ai suoi nuovi presupposti gnoseologici diretta nella ricerca di “leggi” naturali. È la prima applicazione alla vita sociale. Il primo passo si evidenzia negli studi economici soggetti a termini quantitativi. William Petty a tal proposito individua il fondamento del mondo sociale in termini quantitativi di numero, peso e misura. Cantillon offriva un’indagine della circolazione monetaria e del commercio estero e considerava l’agricoltura come l’attività produttiva precipua. Quesney sulla stessa scia individua l’agricoltura come unica fonte produttiva. Adam Smith esaltò la divisione del lavoro e diversi processi di produzione derivanti, ma soprattutto la funzione del profitto in quanto investimento.

Nasce anche una matematica sociale e l’estensione dell’applicazione matematica all’analisi delle società per una ricerca scientifica della società, difatti sia Buffon che Condorcet incitarono a una trattazione scientifica della morale: è l’ingresso di relazioni quantitative nelle scienze sociale e a tal riguardo Condorcet considerava il calcolo delle probabilità indispensabile per la conoscenza dei fenomeni sociali.

La cultura ottocentesca elaborerà tale produzione nell’applicazione dello studio dell’economia industriale, dello studio degli apparati burocratici e della colonizzazione e in altri casi si svilupperà l’antropologia evoluzionistica (come comparazione delle diverse società).

Capitolo ottavo

Alla ricerca delle radici

Nelle Ideen Herder assume posizioni conflittuali:

  • Teismo e affermazione della presenza di Dio in natura e storia
  • L’individualità dei popoli e la “catena delle civiltà”
  • Il progresso e il governo provvidenziale della storia

Pertanto fu soggetto a profonde critiche. Kant nella sua recensione ad Herder criticava l’imprecisione concettuale come “immaginazione”. Kant escludeva la scala dell’essere e l’esistenza di un’entità ultraterrena. La morte ha solo una valenza di preservazione della specie per Kant. Inoltre asserisce che la felicità non è determinata dalla provvidenza ma da una costituzione statale: la destinazione dell’uomo è il punto di arrivo della specie in un “incessante progredire”.

La differenza di impostazione è notevole:

  • Kant ha una concezione naturale di leggi meccaniche, Herder inserisce termini come forme, forze ed è vicino alla visione romantica
  • Kant non condivide la continuità fra natura e storia, neppure decisivo è il condizionamento naturale sul mondo storico (rientra nella sfera della ragion pratica, qui la libertà si connota come autonomia del volere): lo sviluppo della ragione si ha nella progressione della specie fatta di antagonismi prima di individui poi di stati diretta verso una costituzione repubblicana e verso la pace perpetua; Per Herder vi è un disegno provvidenziale in Kant il disegno è verso una realizzazione cosmopolitica

Humboldt considera la storia come il tessuto sociale dove agiscono gli individui ed esalta il contributo offerto dalla singolarità: l’umanità è l’ideale del processo formativo dell’individuo non della specie come in Herder.

Le Ideen vengono accolte favorevolmente per l’impostazione organicistica e una visione naturale non scientifica: verrà ripresa fa Goethe e Lavater. La natura è animata e organizzata teologicamente e teleologicamente (è espressione di una forza creatrice) è condivisa dalla cultura romantica letteraria e scientifica.  Herder sottolinea l’importanza del magnetismo e dell’elettricità.

Le Ideen offrono una nuova concezione di storia come individualità dei popoli e delle sue epoche storiche ed ha un duplice esito:

  • L’assolutizzazione del popolo come prodotto di uno “spirito”
  • La storia come processo di sviluppo degli “spiriti” dei popoli: è la messa in piega di una “pluralità di spiriti dei popoli” che si realizzano nel corso della storia.

Le Ideen subiscono anche derive di studi nazionalistici e di mitologia (come la nascita del mito germanico in quanto linfa vitale dell’Europa post-romana e contraddistinta da un patrimonio culturale proprio).

Inoltre le Ideen diffondono l’esaltazione del Medioevo come epoca di conquista germanica, l’incivilimento cristiano, la continuità dell’esperienza greca in quella germanica e l’ “invenzione” dell’indoeuropeo promossa dalle popolazioni germaniche.

L’individualità dei popoli è da ricercarsi in una radice originaria, la quale permette la differenziazione antropologica, e si impone come ricerca delle origini etniche e linguistiche.

Herder in un primo momento pone come centrale la vicenda ebraica nel corso storico esaltandone la sua tradizione ma in un secondo momento riprende la lezione di Winckelmann e si pronuncia nella fioritura culturale greca come massima espressione della cultura orientale fino a raggiungere istituzioni libere e li associa come ruolo storico a quello linfatico-vitale dei popoli germanici cristianizzati e rivalorizzando il Medioevo dopo la critica illuminista.

La ricerca nelle Ideen si estende a tutta l’Asia, ma non vi è l’esaltazione voltairiana della Cina, bensì vi è l’esaltazione del mondo indiano (come base etno-linguistica e di parentela linguistica fra i popoli, cioè fra il sanscrito e la lingua greca). La parentela linguistica indica anche una stessa origine dei popoli, dotati di un patrimonio lessicale simile. È l’appartenenza comune dei popoli in un ponte fra i popoli germanici, i greci e gli indiani.

Anche Schlegel considera la religione indiana come un alternativa a quella europea. La distinzione in lingue organiche e lingue meccaniche richiama alla fondazione di una lingua originaria appunto quella indoeuropea che si sviluppa organicamente.

Winckelmann esalta invece la cultura greca come patria della bellezza sia sul piano artistico che poetico, sia politico che religioso. L’epoca greca è sentita al pari della Rivoluzione francese come aspirazione alla libertà. La religione greca a detta di Hegel è una religione di popoli liberi ed è elemento costitutivo del Volksgeist greco.

Con il disincantamento e il fallimento dell’esperienza rivoluzionaria francese il richiamo alla parentela del mondo germanico con la Grecia si idealizza e si sposta su un piano cosmico-religioso. Holderlin affermò la consanguineità dei due popoli ma anche una filiazione culturale: la Grecia è la patria originaria e la Germania è la terra promessa come ritorno degli dei olimpionici. Il mondo cosmologico si regge una contrapposizione fra “organico” e “aorgico”: la massima manifestazione organica si è avuta nel mondo greco, poi si è avuta una ricaduta nell’aorgico e il compito di far prevalere l’organico è affidato alla Germania.

La nozione di organismo diviene precipua, spiega la riunificazione delle parti sottostante a un tutto:

  • La prima deriva è linguistica: il linguaggio come organismo; Humboldt sosteneva le lingue come forme di rappresentazioni del mondo (dove c’è parità fra le lingue); Schlegel sosteneva il primato organico delle lingue indoeuropee
  • La seconda deriva è di ordine: la polis per il giovane Hegel è ordine politico e delle libertà; per Holderlin è l’ordine del divino riacquisibile tramite la poesia come anche Novalis considerava la poesia l’unica “chiave” di interpretazione del reale per una ricerca dell’origine della realtà

L’organicità è l’espressione di un’unità in un reale scomposto e frammentario.

George Friedrich Creuzer affermò la presenza di una “religione originaria” (il divino coincide con la natura), con sede in Oriente ed ha un’espressione simbolica che si traspone nella cultura greca sotto forma di miti e il passaggio a un mondo politeistico, di eroi e divinità in cui il sacerdote orientale si trasforma in poeta, creatore e interprete di miti.

Il modello delle società viene riproposto nell’epoca medievale e dal suo profondo contatto con la civiltà cristiana:

  • Il giovane Hegel si scaglia contro lo sviluppo storico cristiano, poiché pone Dio estraneo al corso del mondo (estraneità non presente nella polis greca). Promuove la riunificazione fra Dio e umanità in un esigenza di amore
  • Holderlin considera Gesù al pari delle divinità pagane
  • Novalis in Die Cristenheit oder Europa vede l’identità fra Europa e Cristianità (è il suo carattere fondamentale). La cristianità medievale è encomiata come unificatrice dei popoli sotto l’azione di un unico pontefice. La Roma papale corrisponde alla nuova Gerusalemme, e da cui il giudizio negativo sullo scisma provocato dalla Riforma luterana. Il modello da imitare è quello cristiano medievale per la creazione di un mondo nuovo su base religiosa.
  • Friedrich Schlegel e August Wilhelm Schlegel propongono una visione del Medioevo organica come incontro fra germanicità e religione cristiana: i due coniugano lo spirito combattivo incontaminato delle foreste germaniche alla successiva civilizzazione cristiana (una forza unente tutti i popoli dell’Occidente). Il Medioevo addirittura è la base cronologica di una storia universale in cui la progressiva civilizzazione di fede cristiana si fonde alla romanità nel periodo in cui domina Carlo Magno. La terza epoca è lo sviluppo della “scienza cristiana”. Il richiamo al Medioevo è contraddistinto da toni nazionalistici, alla celebrazione del passato tedesco, alla commemorazione della figura di Arminio. È l’immagine “armonica” del Medioevo, dove si sviluppano le nazioni moderne su una fede comune.
  • Chateubraind esaltò il fondamento religioso medievale e la conversione dei barbari
  • Walter Scott fu il modello del romanzo storico: intento è di manifestare la peculiarità delle culture nazionali

La Germania dopo le delusioni del periodo rivoluzionario e napoleonico doveva riscoprire una propria “unità culturale”, inconsistente fino a quel tempo, doveva costituirla anche in opposizione alle altre formazioni politiche.

La nozione di un contratto sociale in Germania è rigettata già da Adma Muller, difatti, lo stato è un organismo vivente in quanto totalità organica (è attività e movimento): “lo stato è l’intima unione di tutti i bisogni fisici e spirituali, di tutte le ricchezze fisiche e spirituali, di tutta la vita interiore ed esteriore di una nazione in un’unica grande e vigorosa totalità, infinitamente viva e mobile”. “Lo stato è la totalità delle attività umane, la loro unione in un tutto vivente”. È un istituzione diretta verso la guerra.

La concezione organicistica dello stato tiene in somma considerazione l’organizzazione statale come espressione suprema del popolo e soprattutto come manifestazione del Volksgeist (Spirito del popolo deriva dalla terminologia di Montesquie), però, ha una nuova semantica: è intesa organicamente, la spiritualità di un popolo è la connessione di tutte le manifestazioni di vita di un popolo, ciò permette di differenziarlo dagli altri popoli:

  • Gli individui appartengono allo spirito del popolo (l’esistenza e i modi di pensare si conformano allo spirito del popolo)
  • Lo stato è il compimento massimo dello spirito del popolo
  • La storia del popolo è un processo di continue manifestazioni ricollegate in un organica totalità
  • Le categorie dello “Spirito del popolo” sono l’individualità e il suo sviluppo: l’individualità caratterizza il suo singolo sviluppo.

Lo Spirito del popolo vive nel processo storico ed è un’entità intrinseca, infatti, la storia è il teatro dove gli “spiriti dei popoli” si relazionano, si scontrano, si affermano con la propria formazione statale e preservano la propria individualità.

Lo “spirito del popolo” ha una deriva giuridica con Savigny, sostenitore di una tradizionale specificità giuridica tedesca a dispetto del codice napoleonico:

  • Ogni popolo sviluppa un peculiare diritto ed ha una relazione organica con le altre manifestazioni culturali
  • Il diritto si sviluppa prima in una “coscienza comune del popolo” poi ha un elaborazione concettuale: qui diviene giurisprudenza ossia scienza (ha un carattere politico con la forte connessione con lo spirito del popolo)
  • Il diritto è la dimostrazione della ricettività del diritto romano: è la dimostrazione del passaggio da “individualità limitate” a una crescente universalità
  • Spirito del popolo deve preservare la tradizione passata grazie all’adozione di un metodo giuridico

Altro sviluppo è quello economico, cioè la Nationaloekonomie:

  • L’economia politica è intesa come “economia nazionale”: è intesa in parametri di “politica economica” statale
  • Friedrich List sostiene un sistema nazionale dell’economia politica
  • Wilhem Roscher sostiene che i processi economici sono una “parte” della totalità organica di un popoli
  • È impossibile derivare leggi quantitative universali piuttosto è possibile un’analisi storica dei processi economici

Sul versante politico:

  • Gli spiriti dei popoli sono delle nazioni con tradizioni peculiari e differenti (l’appartenenza è immodificabile)
  • Lo spirito del popolo è un organismo superiore destinato ad affermarsi o negarsi sullo scenario storico
  • Lo stato è legittimato solo all’interno di una base comunitaria statale
  • “Spirito del popolo” è associato al polo tedesco nel tentativo di riunificazione sociale in base una visione teleologica di dominio europeo e di sua centralità (ha una filiazione culturale con la Grecia, ha origini popolari indiscusse, riscopre motivi nazionalistici, Carlo Magno transla il suo impero in Germania, il tutto vissuto in un era antinapoleonica
  • Lo stato nazione si viene ad identificare nello “spirito del popolo”

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