Intervista al pianista Riccardo Caruso

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Per la serie di concerti in terrazza, organizzata dal teatro San Carlo, Riccardo Caruso, giovane pianista di talento del panorama italiano e anche internazionale, si è esibito in una performance di piano solo, sulla terrazza di Palazzo Reale. La tensione è palpitante, il peso del prestigio dello scenario è oneroso, ma impegno, dedizione, passione traspaiono tutte dal volto, dai cenni e dai gesti di Riccardo. Il tempo è sereno, piacevole però è come se si abbattesse una tempesta musicale sul cielo sopra il San Carlo. Dimostra leggiadria nel Preludes, Libro primo, di Claude Debbussy e arditezza compositiva nell’interpretazione di Skrjiabin, Sonata 3. in fa diesis minore, op.23. Gli applausi già fioccano, l’emotività nel volto di Riccardo è tanta; ma non lo tradisce e continua imperterrito nella performance artistica. Rispetta e propone Chopin, Ballare n. 3 in la bemolle maggiore op. 47, nel cielo partenopeo, concludendo con un tripudio di favori del pubblico musicando Bussoni, Sonatina n.6, BV 284.
È generoso nell’offrire un triplo bis, e anche se stremato dal caldo e dall’impatto emotivo della prova riesce ad offrirci un’ illuminante intervista, riportata qui di seguito:

Domanda 1: Cornice suggestiva quella del San Carlo, il caldo ti ha fatto soffrire quanto il prestigio di essere qui! Raccontaci il tuo esordio al San Carlo, cosa significa per te? Le emozioni vissute sono traducibili in parole o è solo possibile comunicarle nei tuoi gesti e nella tua musica?

Sicuramente per me è stato molto emozionante… Sicuramente il concerto più carico di emozioni che abbia mai fatto. A parte perché è il teatro più antico d’Europa, è per quello che significa per me, che qui ci sono praticamente nato e ho ricordi legati alla mia infanzia in questo teatro.
Per rispondere alla prima domanda penso che hai ragione non si può dire con le parole, quello che ho comunicato è uscito tutto con la musica.

Domanda 2: Puoi spiegarci la scelta della scaletta? Ha relazioni con il tuo percorso?

Sì Skrjiabin in particolare è il mio autore preferito e suono sempre suoi brani in concerto, è un autore poco conosciuto in confronto a Rachmaninov per esempio, che pure era suo contemporaneo. Io lo trovo mistico ed ha degli aspetti che sono molto vicini alla mia sensibilità artistica. è un poeta della luce e del colore. quando suono Skrjiabin mi sento a casa, mi fa superare le tensioni del concerto.

 Gli altri pezzi tranne i tre preludi di Debussy che ho studiato da poco, fanno parte del mio repertorio già da anni. Sia la ballata di Chopin che la fantasia di Busoni sulla Carmen sono pezzi che ho studiato per l’esame più difficile che c’era in Conservatorio: l’esame di ottavo anno! Una tortura! Anni e anni di preparazione.

 Quindi i programmi per i concerti non si scelgono in poco tempo… Sono frutto di anni di ricerca, sacrificio, maturazione, studio quotidiano. Sono un risultato, non possono essere scelti a caso, assolutamente, per quanto ci si possa liberare, in questo tipo di musica è difficile improvvisare.
Inoltre, se ci fai caso, i tre preludi di Debussy , la sonata di Skrjiabin e Chopin (ma in parte anche certe sonorità di Busoni) fanno tutte  parte di un grande mondo musicale, il mondo che a cavallo tra la fine dell’800 e i primi 20 anni del ‘900, può essere sicuramente accomunato da un aggettivo: decadenza.

Però, c’è da dire che la musica di Skrjiabin in Russia agli inizi del secolo scorso riempiva i teatri, e li riempiva di gente di tutte le estrazioni. Venivano dalle campagne russe per sentirlo. È interessante questo aspetto della cultura russa, dalla quale noi siamo molto lontani. Pensiamo che compositori come Skrjiabin o Medtner siano per pochi, per una elite di intenditori e colti, invece all’epoca era una musica per tutti.

Domanda 3: Ne Il Soccombente di Bernhard Gleen Gould è il pianoforte, lo diviene davvero. Il piano, la musica cosa ti comunicano? Cosa pensi di trasmettere tu invece?

Non so cosa comunico io, questo me lo dice il pubblico di solito, ahahah. Però diciamo che io ho delle intenzioni e a volte quando si crea una vera sintonia con chi sta dall’altra parte riesco a comunicare quello che penso. Alla fine questo è la musica: è comunicazione mediante suoni.
 Spesso è difficile comunicare, ma si deve sempre provare ad abbattere tutte le barriere, barriere di ogni tipo. Ad esempio non mi piace un pubblico che va a teatro per sentire la canzonetta, per ascoltare quell che già sa. Anche per questo scelgo repertori semisconosciuti.
Il pubblico deve conoscere, deve sforzarsi di capire se va a un concerto, deve pensare durante e dopo. Sennò la musica diventa narcotico, doping, questo non fa per me. A me piace far riflettere, e tramite questo meccanismo farmi porre delle domande dopo, se è possibile. Come i greci andavano a vedere la tragedia, bisogna imparare ad andare ai concerti con lo stesso spirito (forse è impossibile, siamo così diversi da quei greci), però per me l’intenzione deve essere quella. Vivere l’arte, come spettatore, in maniera attiva. Come la vive chi sta dall’altra parte (l’artista). Non mi piace far rilassare, se qualcuno mi dice “che bello mi sono rilassato” potrei offendermi !

Domanda 4: Il tuo percorso artistico prevede un’interpretazione della musica connessa anche alle altre arti, addirittura a quelle visive?

Sarebbe una grande cosa se le arti si incrociassero nel loro cammino, il mio percorso di studi non lo prevede quasi mai (se non qualche lezione di musica di insieme, che in conservatorio non era nemmeno obbligatoria).
Mi piacerebbe molto unire miei progetti, miei concerti alle arti visive, di ogni tipo, ovviamente anche virtuali o installazioni di arte contemporanea con uomini in scena. Si potrebbe fare una quantità di cose con la musica. A volte sono gli spazi e i fondi che ci mancano, soprattutto in questo!

Domanda 5: Quali sono i tuoi progetti futuri? Quali le prossime date?

Progetti futuri… ho tanti altri concerti in programma ma non conosco ancora le date precise, vi terrò aggiornati! Per il resto a ottobre parteciperò al concorso per i migliori diplomati di pianoforte dello scorso anno accademico, che si svolge tutti gli anni al teatro “la Fenice” di Venezia. A febbraio spero di riuscire a partecipare al concorso dedicato a Skrjiabin che si tiene a Grosseto. Poi spero di tornare a suonare in Spagna dove sono stato questo inverno, lì ci vado sempre  con piacere!

La musica classica non deve diventare museo, ma deve essere accessibile, tutti devono avere la possibilità di poter accedere al patrimonio musicale tutto. [cit. Riccardo Caruso]

 

 

 

 

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Scritto da Gianluca Borreca

Filosofia, letteratura, bici, soccer

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