Riassunto il Senso della Storia di Pietro Rossi (II)

Capitolo terzo

La storia come storia della salvezza

La fede cristiana si separa da quella ebraica per l’ingresso nel mondo del figlio di Dio incarnato e dalla presenza nella storia di Dio. Segna il superamento della legge mosaica e la fede in Gesù è la chiave per una salvezza futura. Qui inizia la riflessione sui tempi e le modalità dell’avvento del regno di Dio, pertanto, la tradizione giudaica assolve a una preparazione futura del messianesimo cristiano. La prospettiva escatologica è rinviata a un Giudizio, segnante la fine dei tempi terrestri.

I tempi cosmogonici del Cristianesimo sono:

  1. La creazione e la caduta nel peccato
  2. L’incarnazione e la morte di Dio
  3. Salvezza, redenzione o dannazione

Si stabilisce una “storia universale” ponente un centro nella storia ossia il riscatto del peccato grazie all’avvento del Messia.

Agostino si inserisce nella delineazione di una storia di salvezza con il De Civitate Dei distinguendo una compresenza fra due città: la “città di Dio” e la “città terrena”. È una visione di distinguere gli “eletti” e i “dannati”, difatti, la città terrena sarebbe un corrompersi della natura umana, ed Agostino indica nella volontà umana come vicinanza o allontanamento dal Creatore il discrimine per distinguere le due categorie delle due città.

La distinzione fra le due città ha una valenza cosmologica e trae spunto dallo scontro degli angeli in Paradiso, solo in seguito le anime pie si aggiungono alla schiera di Angeli “buoni”. La realizzazione della città si concretizzerà alla fine dei tempi. Le società politiche vengono svuotate della loro importanza, ad essere decisivo è il problema della salvezza e del ruolo espresso da Cristo, dal suo sacrificio fino alla mediazione in Dio. La salvezza non è generalizzata ma è dona gratuito del liberatore”: la città di Dio è società di spiriti ammessi alla felicità eterna e beata.

La città di Dio è “pellegrina” e non ha nessun fondamento giuridico in terra, ossia, non ha una materializzazione in imperi o altre formazioni politiche. La società umana è già entrata nella sesta età dei tempora christiana e sta aspettando il giorno della redenzione finale.

La disamina di Agostino poneva in risalto l’annuncio dell’incarnazione divina e del sacrificio di Cristo in una prospettiva tipicamente teologica. La storia si connota con la sua caratteristica principale quella del “pellegrinaggio” verso Dio, e non può esservi incivilimento terreno che si connoti come progresso o avvicinamento a Dio.

Orosio compie un’opera di storicizzazione del pensiero di Agostino in Historiae ad versus paganos, mettendo in luce i massacri tipici della storia degli imperi e rivendicava una visione storica di connessione fra la potenza romana e la nascita della religione cristiana, tra storia profana e storia sacra. La speculazione di Orosio è differente da Agostino dato vi è un forte richiamo alla successione degli imperi (dato del tutto marginale in Agostino). La divisione dei 4 imperi addirittura corrisponde a una divisione dei punti cardinali. Orosio presenta l’eccezionalità dell’impero romano la cui sorte è legata a volontà divina, in tale contesto si inserisce la politica della pax augustea come condizione fondamentale alla nascita di Gesù. La guerra con Cartagine e l’impero pacificato di Augusto imponendo un sistema politico di controllo politico mediterraneo richiamava alla Provvidenza regnante anche nello sviluppo storico dei tempi terreni, poiché ciò ha permesso una facilitazione nella diffusione del verbo divino. Anche per Orosio l’evento principale della storia è la venuta di Cristo redentore, però a differenza di Agostino, è la finalizzazione teologica del processo storico terreno è diretta verso la realizzazione del verbo divino. La salvezza dell’umanità ha corso all’interno della storia, data la presenza di un piano divino.

Dopo il consolidamento dell’istituzione ecclesiastica Ottone di Frisinga, autore della Chronica seu historia de duabus civitatibus, compie un effettiva storicizzazione delle due città. La città di Dio è già presente sulla Terra, e i destini delle due città si intrecciano nel mondano e nelle forme istituzionali. La città terrena è l’impero, invece, la città di Dio è la Chiesa. Qui il potere secolare dell’imperatore è uno strumento subordinato alla provvidenza.

Con la mondanizzazione del potere spirituale della chiesa, si aprì la frattura spirituale dei vari moti di riforma, poi riassorbiti al’interno ecclesistico, dando adito ad una speculazione escatologica e soteriologica.

Qui si inserisce Gioacchino da Fiore per una riformulazione della teoria trinitaria permeante il corso della storia e anche la società umana. In effetti la processione della trinità comporta una materializzazione nel corso della storia:

  1. Timore: Padre
  2. Sapienza: Figlio
  3. Carità: Spirito Santo

A cui corrispondono tre regni:

  1. Legge di Mosè
  2. Grazia della verità evangelica
  3. La grazia della redenzione

La connessione fra teoria trinitaria e storia sposta l’attenzione allo Spirito: l’incarnazione non è l’evento precipuo della storia ma è legata all’azione dello Spirito. L’ultima epoca sotto l’egida dello spirito si compierà nell’imminenza storica.

Gioacchino da Fiore tento di evidenziare una corrispondenza fra l’Antico e il nuovo Testamento individuando una lunga serie di  generazioni colleganti le due realtà, per spiegare il corso dell’umanità.

L’esegesi di Gioacchino pertanto indaga la terza età in una prospettiva soteriologica e profetica, individuando all’interno della storia le istituzioni promuoventi la parola evangelica. Insomma l’Impero non viene considerato più una minaccia ma è lo stato islamico a essere il pericolo imminente. L’epoca de futuro sarà guidata dal’ “ordine” dei monaci”.

Nell’ Expositio in Apocalypsim Gioacchino individua un ruolo differente per l’Anticristo, già sorto verso il 1200: la sua efficace contro-risposta è l’ordo monastico. La conclusione apocalittica è da intravedere nella conversione ebraica nel cattolicesimo, quindi, l’ora della del giudizio finale è prossima.

In questo filone si colloca anche Bonaventura da Bagnoregio in quanto promotore degli ordini mendicanti come propulsivi al rinnovamento ecclesiastico.

Tommaso D’Aquino e l’aristotelismo cattolico comportarono un cambio di proseppettiva, considerando la sola legge evangelica come veritiera.

La visione ecclesiastica pone l’evento cristologico come l’evento della storia, come redenzione finale nel suo giudizio, quindi la versione di Gioacchino è soggetta ad esegesi eretiche invece quella di Agostino mescolata a quella di Orosio diviene la versione ufficiale della “salvezza”.

Jacques- Benigne Bossuet nel Discours sur l’histoire universelle contesta il racconto biblico spinoziano del Tractatus teologico-politicus , in cui indica il filo conduttore della storia universale nelle vicende del popolo ebreo e del popolo ecclesiastico. L’ultima epoca, la settima, è l’incarnazione e il riscatto del peccato originale.  Il discorso di Bossuet ha un innegabile intento pedagogico e didattico con un evidente indirizzo scolastico. Il suo riferimento principale è il racconto del Pentateuco, accogliendo difatti la cronologia biblica all’interno della storia mondana. Però qui il centro focale del suo discorso è la vicenda del popolo ebreo fino alla fondazione della chiesa per mezzo di cristo. La storia sacra si mescola a quella profana grazie all’esistenza di un piano divino, quindi la chiave di interpretazione storica diviene la sacralizzazione della storia profana.

“Dio regna su tutti i popoli, consiglio eterno che racchiude tutte le cause e tutti gli effetti in uno stesso ordine. Cosi tutto concorre a un medesimo fine”

La salvazione per la nozione cristiana è individuale ma è resa possibile grazie alla grazia divina. Nel corso della storia anche se l’incarnazione divina ha un ruolo centrale viene a prendere corpo la funzione della Chiesa assume un ruolo dirimente, a tale visione si contrappone la visione protestante, riconoscente l’istituto ecclesiastico come corrotto e falso.

Vico considera la storia mai come una società ateistica, ma con fondamenti religiosi, individuando che qualsiasi società ha nei suoi primordiali apparati una fondazione religiosa. Vico rimase però legato alla priorità storico-cronologica del popolo ebreo (la verità sacra possiede una maggiore certezza poiché è cronologicamente più antica). La divisione fra i popoli corrisponde al diluvio, ove solo il popolo ebraico conservò il vero dettame religioso. Dallo stadio ferino si passa alla “sapienza poetica” dei “tempi eroici” fino alla “ragione spiegata”. Il modello del tempo ebraico è lineare poiché si accosta dio invece quello degli altri popoli è ciclico (fase degli dei, degli eroi, degli uomini; individua un passaggio da epoche di barbarie a epoche di razionalità: però il “corso” è suscettibile di rovesciamenti come è avvenuto nel Medioevo).  Corsi e ricorsi sono i momenti caratterizzanti lo sviluppo storico diretti però da un principio provvidenziale divino. È il distaccarsi comunque dall’esegesi agostiniana, poiché lo sviluppo delle “nazioni gentili” si distacca da uno sviluppo storico: è la storia del passaggio dalla ferinità alla “ragione spiegata”. Subentra un procedimento ciclico della storia dato che è un movimento diretto dalla barbarie alla razionalità con possibilità di ricadute nella barbarie.

Vico assegna una funzione civilizzatrice alla “vera religione” e ai culi dell’ “umanità gentilesca”, dando il via ad intepretazione provvidenzialistica in chiave teologica.

Al punto di vista leibniziano (riunificazione di tutte chiese cristiane e di altre religioni con finalità pedagogiche) è ripreso da Lessing: è la ripresa della religione positiva come prodotto storico e convenzionale, le cui verità sono necessarie per un’uniformità di pensiero ma indebolisce il nucleo della religione naturale. Il cristianesimo secondo Lessing necessita di un vaglio di critica storica. La religione cristiana è spogliata dalla sua pretesa soprannaturale e inoltre stabiliva la funzione storica della religione come pedagogica. La religione ebraica è più primitiva, quella cristiana è più nobile. L’educazione del genere umano tenderà però a un rischiaramento totale in un avvento di un “terzo regno” in cui l’essenza morale si paleserà all’estremo grado. Il “rischiaramento” però è connesso a processi di secolarizzazione.

Il paino provvidenzialistico propone la molteplicità delle religioni a causa di un perfezionamento morale del genere umano. “la provvidedenza è una grande lenta ruota che fa avvicinare il genere umano alla perfezione, solamente mediante ruote più piccole e più veloci, ognuna delle quali reca appunto a questo fine il proprio particolare contributo”.  La storia umana è un continuo perfezionamento, suo scopo provvidenziale, e riguarda tutte le fedi e i popoli.

Lessing salvaguarda la funzione storica della religione come progresso morale. La religione è storicizzata, però nella sua prospettiva tradizione deistica e disegno provvidenziale si mescolano in una tensione irriducibile.

Capitolo quarto

La storia come progresso

L’idea di progresso è propriamente moderna: è consapevolezza di un amplificazione delle nozioni tecnico-scientifiche e dal miglior tenore di vita conseguito. Επιδοσισ in greco significa “crescita” mentre προκοπη significa “procedere in avanti” (Cicerono lo tradurrà con progressio).

Il modello di interpretazione greco propugna due soluzioni contrastanti al progresso:

  1. Età dell’oro: per Esiodo ad esempio un processo di degenerazione; in seguito avrà una trasposizione politica nel libro VIII della Repubblica di Platone
  2. “Grande anno” come ciclico ripetersi cosmico presente sia in Platone che in Empedocle: fino ad una deflagrazione universale di stampo stoico; fino alla posizione virgiliana del “nuovo anno” di pace e prosperità augustea.

Soltanto dal VI e V secolo prende corpo una concezione legata alle tecniche, all’ingegno e all’opera dell’uomo. Chiara è la visione di Senofane: “non è che dal principio gli dei abbiano rivelato tutte le cose ai mortali, ma questi, col tempo, cercando trovano il meglio”

La polemica senofane roma la concezione antropomorfica della divinità.

Il quinto secolo favorirà la fiducia in un accrescimento culturale tecnico, conoscitivo degli uomini. Polibio saluta con felicità il progredire ininterrotto delle discipline. Lucrezio nel De rerum natura il cammino di incivilimento si è svolto “passo dopo passo” ma è prossimo a concludersi, e lo sviluppo ha causato eventi nefasti quali la guerra. Per Seneca il cammino dell’incivilimento non ha tenuto la prova di un accrescimento etico dell’uomo.

L’idea di progresso è incompatibile con un’idea di redenzione dei poli anche se è presente una famosa considerazione di Bernardo di Chertres dove i “moderni” sono come “nani sulle spalle dei giganti”.

L’idea di progresso è assente anche nella cultura umanistica, poiché qui l’antichità è il modello di perfezione da imitare (i testi antichi sono il discrimine culturale di critica). Ad esempio Machiavelli individua il processo dell’anaciclosi degli statuti politici, e Jean Bodin riprone anche egli lo schema ciclico (contiuna ascesa e decadenza del sapere).

È la modernità a fornire una prima riflessione sull’invenzione della stampa, della polvere da spara, la bussola: il primo pensatore è Francis Bacon. Nel On the Advancement of Learning il complesso del patrimonio culturale antico è un relitto, pertanto il tempo opera una selezione del materiale culturale. Bacon è promotore delle arti meccaniche, dato il suo graduale accrescimento conoscitivo in quanto “avanzamento del sapere”. Il tempo ha permesso un progressivo controllo sulla natura, proponendo come modello di un istauratio magna il metodo scientifico.

Il Seicento propone l’idea di un accrescimento conoscitivo per mezzo delle arti meccaniche, amplificandosi fino alla fondazione della scienza moderna e della ricerca delle leggi della natura. È il superamento della tesi della superiorità degli antichi rispetto ai moderni, già Bacone riconobbe l’antichità come l’infanzia del mondo asserendo “la verità è figlia del tempo” e che il tempo è “l’autore di tutti gli autori”. La bussola è simbolo dell’universalizzazione del sapere meccanico, la teoria copernicana apre la speculazione verso l’universo. Quindi l’antichità viene relegata nel mondo dell’ignoranza.

Pascal nel Preface sur le Trait e du vide considera esimio lo sviluppo del genere umano verso un accrescimento conoscitivo, in quanto “progresso continuo” di un genere che si riflette nell’acquisizione conoscitiva di un singolo uomo, dove la senescenza è infinita.

Tutto ciò da il via alla querelle des ancien et des modernes in epoca moderna: in favore di quest’ultimi, in cui il tempo perfeziona le scienze e le arti. Perrualt nei suoi noti paralleli esprime un processo di selezione conoscitiva perpetuatasi nel corso della storia. Bernard de Fontenelle indica una costanza dell’ordine della natura, riscontrabile anche nell’umanità: pertanto i lumi del passato non sono migliori di quelli del presente; l’accrescimento del sapere si dà nella dimensione temporale: l’ingegno moderno è la somma degli ingegni dei secoli precedenti. Qui il genere umano ignora la vecchiaia in quanto il progresso è indefinito.

Però il paradigma interpretativo dell’immutabilità della natura umana sarà rigettato dall’epoca moderna e viene proposto invece la peculiarità della “perfettibilità” umana nei costumi, nel sapere, nella politica e nell’economia. Si distingue in tre epoche dallo stato selvaggio, passando per la barbarie fino alla civiltà: questa è la base interpretativa del progresso e avvalorato da studi eziologici e antropologici. La perfettibilità apre nuove scenari, non più di statica sociale ma di incessante progresso conoscitivo e di costume: il progresso è civilisation, cioè incivilimento, aperto a tutti i popoli. Però il progresso può conoscere sia fasi di continuità che di discontinuità come nel caso della Cina.

L’abate Castel de Saint-Pierre asserisce un “progresso continuo della ragione universale” ma non ha un riscontro in ambito morale.

Anne-Robert-Jacques urgot è assertore di una tesi di continuità del progesso nel Tableau philosophique des progres de l’esprit humain (1750) proponendo il paragone del genere umano e dell’individuo, in cui vi è “un’eredità sempre accresciuta dalle scoperte di ciascun secolo” stabilendosi come patrimonio cumulativo (è l’ingentilimento dei costumi, il rischiaramento intellettivo e la fratellanza dei poli) e pertanto l’umanità “procede sempre, benché a passi lenti, verso una maggiore perfezione”. Ma il processo di accrescimento culturale non è uniforme. Il progresso scientifico è infinito invece quello delle arti ha un limite dettato dai geni della natura. La storia è essenzialmente continuità del progresso delle arti meccaniche.

Turgot in Plan de deux Discourses sur l’histoire universelle esprime un progresso della via e della società umana nel processo storico: sia nei governi, nelle lingue, nella fisica, nella morale, nei costume, nelle scienze e nelle arti. È il passaggio dal dispotismo alla libertà, come sua autoregolazione. Il progresso ha una dimensione pertanto storico-politica per la prima volta.

Montesqueiu nell’Esprit de lois esprime anche una connotazione geografica delle forme del governo, precisando l’Europa come il territorio di governi moderati, ma non riscontrava uno sviluppo continuo fra il continente asiatico e quello europeo; la nozione di progresso come incivilimento sarà recuperata dai Fisiocratici.

In questo contesto si aggiunge la considerazione della teocrazia come la prima forma di dispotismo e dominio politico, difatti, Boulanger nelle Recherches sur l’origine du despostisme orientale indivuda il dispotismo della teocrazia come il primo momento del processo di incivilimento, connotando il passaggio delle forme di governo come progresso e sviluppo delle libertà umane.

Un nuovo aspetto viene sollevato, ossia, la dimensione socioeconomica soprattutto dalla cultura scozzese mettendo in evidenza la nozione di “società civile” An Essay on the History of Civil Society di Adam Ferguson esprime un progressivo accrescimento culturale verso la formazione della società civile. La condizione originaria è la selvatichezza del genere umano da cui si distacca gradualmente. La proprietà permette la regolazione delle leggi, un ampliamento societario ma anche una diversità fra gli individui: da qui l’istituzione della schiavitù e la divisioni in classi successiva. C’è lo sviluppo delle arti liberali e anche la guerra si estende a tutta la società. È uno “stato di moltiplicazione” ossia è un ampliarsi delle posizioni sociali, il simbolo dell’accrescimento sociale è la regolamentazione giuridica. La storia è crescente differenzazione sociale in quanto nella società civile l’individuo si colloca socialmente nelle gerarchie economico-sociale e la società è indirizzata nel soddisfare i bisogni individuali di ciascuno: è la piena emancipazione sociale e differenziazione dei costumi dei popoli.

Ferguson però è assertore non di un progresso incessante ma anche di fase di ricaduta sociale e di corruzione, il lusso pertanto costituisce un fattore di rilassamento e crea le condizioni di governi dispotici. Si stabilisce un parallelo fra le civiltà e la libertà fra le barbarie e il dispotismo: solo la civiltà preserva i diritti dei cittadini.

Kant in Idee zu einer allgemeinen Geschchte in weltburgerlicher Abisicht (1784) considera la ragione come “la facoltà di estendere le regole e gli scopi dell’uso di tutte le forze molto oltre l’istinto naturale”: la finalizzazione naturale dell’uomo è la ragione. Kant pone il perfezionamento delle doti intellettive nella specie umana. È una prospettiva teleologica dell’umanità, iniziante da uno stadio di istinto per concludere in una disposizione naturale. Lo sviluppo si esplica nella società data l’inclinazione ad associarsi anche se l’uomo è connotato da “insocievole socievolezza”: il bene personale è un contributo per la specie. La direzione dell’esplicazione delle libertà si ha in una costituzione civile giusta, e anche se il piano delle libertà deve scontrarsi negli antagonismi degli stati, esso è diretto verso una disposizione cosmopolitica. Il progresso è diretta da una funzione provvidenziale, è il suo “filo conduttore” come possibilità di intelligibilità del corso storico. È un’idea trascendentale delle possibilità di realizzazione del progresso, difatti è regolativa non effettuale de terministicamente.

Famose sono anche le possibilità utopiche come realizzazione delle facoltà conoscitive dell’uomo e come ultimo stadio della storia. Sono diverse dalla formulazione di Thomas More e Bacone. I primi modelli si pongono nell’immaginazione, nell’irrealtà, nel fantastico dove non c’è una dimensione temporale. Nel corso del settecento la società ideale è posta in un spazio temporale definito, cioè il futuro. L’an 2440 (1770) di Louis-Sebastein Mercier pone la società ideale in una Parigi futura.

L’utopia diviene realizzabile e ha un valore di critica al presente, ed è destinata a compiersi, non è più descrizione immaginaria ma è descrizione di una società futuribile, come progresso di libertà, uguaglianza e migliori condizioni sanitarie. Il presente e il futuro sono uno lo specchio dell’altro.

Il progetto di pace perpetua dell’abate Saint Pierre esprime l’ingresso dell’umanità in un secolo illuminato (incremento di commercio, industria, scienze, educazione) indirizzato verso la politica: “l’alleanza perpetua” fra gli stati cristiani pone le premesse per la pace universale.

Le prospettive riformistiche sono legate all’azione dei sovrani illuminati mentre l’utopia sostiene progetti più radicali e rivoluzionari (si fondavano sul senso di perfettibilità umana).

Ancora Kant nel Zum ewigen Frieden (1795) riprende il paradigma di Saint-Pierre aggiornandolo con:

  • Realizzazione di una costituzione repubblicana
  • Federazione di popoli organizzati in uno stato cosmopolita

Lo sviluppo di una confederazione pacifica è il punto culmine della salvaguardia delle libertà degli stati; la libertà è conseguibile in una convivenza regolata da leggi e salvaguardata da una giurisdizione universale. Il genere umano è diretto verso il meglio sia giuridicamente che moralmente, la dimostrazione è la rivoluzione francese.

La più rivoluzionaria ed estrema visione del progresso è elaborata da Condorcet nell’ Esquisse d’un tableau historique des progres de l’esprit humain (1793) indicando un progresso umano indefinito in quanto la perfettibilità umana è indefinita: riprende lo schema dell’incivilimento (stato selvaggio, barbarie e incivilimento). I limiti geografici, sociologici ed eudaimonistici sono i confini da abbattere, infatti, la diseguaglianza verrà abbattuta dall’eguaglianza dei popoli e i popoli soggetti ancora alle barbarie si eleveranno alla libertà politica e si elimineranno le differenze sociale. Vi sarà un progresso di alimentazione e l’educazione accrescere le capacità intellettuali e morali. La perfettibilità è coglibile in un futuro indefinibile.

Per Kant il progresso è regolativo, invece, per Condorcet è pronosticabile come previsione scientifica dove l’utopia è un punto di approdo dell’umanità quasi verificato storicamente.

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