Problemi di metodo per la storia di Roma Arcaica

La tradizione letteraria

La storiografia romana è svolta principalmente dalla fine del III secolo a.C. fino all’età augustea. I suoi massimi esponenti sono Tito Livio e Dionigi di Alicarnasso (i due hanno tecnica compositiva, fonti e documentazione diverse). La storiografia romana era lo studio di notizie trasmesse oralmente, documenti, monumenti, notizie (anche di non origine romana).

Il canone interpretativo (sia nostro che degli storici del tempo) deve tenere conto di numerosi aspetti:

  • Aspetti politici
  • Aspetti istituzionali
  • Aspetti culturali

La rappresentazione tradizionale di Roma risale dalla storiografia del IV e III secolo a.C. (quella di una “stabilità” politica)

Livio e Dionigi raccontano dall’ incendio gallico , i due sono difformi per organizzazione e premesse critiche e programmi storiografici; però:

  • Vi è comunque un’unità della materia annalistico romana
  • Vi è comunque un’unità sull’idea della città
  • Dionigi differisce per una più dettagliata descrizione etnografica da presentare ai greci

In Dionigi è fondamentale la verisimiglianza, ossia, il ripetersi della storia coincide con il quadro immaginario della coerente natura umana (in questo caso quella romana):

è una chiara ripresa delle Storie di Tucidide: offre una validità pratica del passato da trasporre nel presente (la storia come maestra del proprio tempo). Il caso romano è indagato per la sua continuità istituzionale. Questa metodologia però presenta dei punti oscuri: il “conflitto degli ordini”risente del modello di contrasti politici successivi (quelli del II o I secolo a.C.), quindi di contaminazione storica

Questa metodologia analizza Roma secondo un “sviluppo lineare e statale”, ed è comune con la storiografia romana.

La storiografia romana ha intenti politici, poiché si rivolgeva al contesto greco per legittimarsi e farsi accogliere dagli altri popoli di lingua greca.

Con le Origines di Catone la storiografia del II secolo conserva fattori nobilitanti greci ma l’attenzione si rivolge ai problemi interni della città.

La storiografia del I secolo, invece, è uno strumento ideologico e attualizza la storia del passato.

Dionigi afferma sugli storici Fabio Pittore e Cincio Alimento, che hanno raccontato con precisione i loro eventi coevi, ma hanno riportato con imprecisione gli eventi della fondazione.

La storiografia da Fabio Pittore a Catone o da Calpurnio Pisone agli Annales di Ennio sono incentrate sull’età coeva e a loro prossima. I racconti tradizionali sono molto pittoreschi, fantasiosi, leggendari.

Anche la storiografia greca era attenta alla storia della di Roma per le relazioni avute con la Magna Grecia. Una conferma è il mito di Enea, legato alla tradizione della colonizzazione greca in Occidente. La mitizzazione fu opera di mercanti e coloni greci in cerca di una legittimazione nobilitante. I miti furono recepiti come patrimonio comune e dell’immaginario culturale.

Non si conoscono le cause o i modi con cui  si associa la fondazione di Roma alla fuga di Enea:

  • Uno dei motivi è di stringere un legame con il mondo greco sud italico e sganciarsi dalla tradizione etrusca (collegamento di Enea con la dinastia dei Re Albani)
  • La fondazione mitica di Romolo e Remo (anche se aveva dei caratteri di violenza) viene riconosciuta come patrimonio popolare

Dopo le conquiste di Cartagine vengono esaltate le virtù istituzionali, politiche, militari di Roma, soprattutto con il VI libro delle Storie di Polibio.

Il punto di vista di Dionigi era di convalidare la grecità dei Romani.

La ricostruzione annalistica accentua determinati caratteri:

  • È il caso della propaganda antitirannica tipicamente greca riguardo a Tarquino il Superbo
  • È il caso dell’ager publicus delineato in base a una lineare coerenza con la questione agraria del III secolo, ma non corrispondente alla realtà storica (ad esempio non si fa menzione neanche delle XII Tavole) tutto offuscato dall’attualizzazione storica
  • Le XII Tavole non sono riportate dalla tradizione storico-letteraria; recenti studi dimostrano come la legge sia una volontà di autoregolarsi dei gruppi aristocratici , inoltre, è un’invenzione nobilitante l’imitazione delle leggi greche
  • La “ricostruzione costituzionale” di Romolo e di Servio Tullio di una loro continuazione è fuorviante. È analizzata secondo un quadro ideologico e politico post sillano
  • Il caso di Numa Pompilio come discepolo di Pitagora è anacronistico e fuorviante (rientra nella nobilitazione greca oppure risente di elementi risalenti ad antiche credenze)
  • Caso romano è analogo a quello ateniese, cioè la costituzione di Solone era sconosciuta ma inquadrata in una progressiva democraticità.

Gli influssi della Magna Grecia si avvertono con la spedizione militare di Pirro:

  • Vi fu una ricezione in ambito giuridico politico come i “civitas sine suffragio”
  • Timeo collocherà Roma nella tradizione della grecità

Inoltre si consolidano le tradizioni di Romolo e Remo, della Lupa e di Bruto scacciante Tarquino per legittimare l’allontanamento dalla tradizione dell’Etruria.

I dati dell’Antiquaria

Un filone presente della storiografia è lo svolgimento lineare dello Stato romano:

  • Già in epoca regia era messo in evidenza una legittimazione giuridica e politica di uno Stato già solido (ad esempio le controverse leges regiae)
  • Un caso singolare sono gli auspicia come elemento di controllo non solo religioso o tradizionale ma come legittimazione del programma patrizio
  • Il criterio della stabilità è fuorviante nel rapportare la questione della cittadinanza e l’apertura mentale romana alle altre comunità italiche a una passato più remoto. Il criterio della stabilità, invece, è adatto alla permanenza di un’unica lingua

Il caso della Tomba Francois di Vulci la ricostruzione storica appartiene ad un’atmosfera mitica e non “statale”.

Si può sospettare che dietro alla “statalità” operavano parametri di tipo ideologico-strutturale. Montanari ritiene che tutti gli accadimenti siano inseriti secondo un “preciso sistema di valori, di usi e di esigenze”, come la sacralità dei primi tre re di Roma e l’immenso patrimonio religioso romano.

La formazione della tradizione antiquaria prevede un netto selezionamento dei dati storici (probabilmente dovuti alla marginalità di una passata tradizione rispetto alla fine del IV e inizi del III secolo):

  • Cicerone ad esempio descrive un passaggio dal diritto pontificale al diritto laico (evidente svolgimento della società romana), ciò è estraneo alla tradizione storica (incentrata su argomenti politico-militari)

Già Livio indicava l’oscurità della fondazione di Roma, dovuta a una carenza di tradizione letteraria a causa dell’incendio dei commentari durante il primo sacco gallico. Anche riguardo all’episodio delle Forche Caudine vi è un’oscurità sia topografica che cronologica.

Molto importanti sono gli Annales Maximi cioè le annotazioni del pontefice, erano di carattere pratico e sacrale ma anche di rendiconto degli eventi. Sono pubblicati nel 130 a.C., anche qui ritroviamo una spiegazione dell’origine di chiara ascendenza greca.

L’impianto annuale è presente nei Fasti Consolari. La lista è autentica. Legata però anche ad eventi di tipo religioso e di opere pubbliche.

La trasmissione orale è indagata in base a chi trasmette e cosa trasmette e per quale scopo e la distanza temporale della trasmissione orale. La trasmissione orale è plurale e soggetta a distorsioni e la trasmissione avveniva già all’interno delle famiglie nobili ma anche del gruppo sociale (cioè era pertinenza della gens però accettato dalla comunità: si spiega così la fitta rete di discendenze e riconoscimenti). La trasmissione orale religiosa era meno deformabile.

Difficile è anche una ricostruzione a partire dalle statue, monumenti, iscrizioni alimentanti interpretazioni e tradizioni leggendarie.

Decisiva è anche la successiva raccolta e organizzazione di questi dati, dando una conformazione “greca” alla storia di Roma (modello di aver sventato una tirannide)

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